Greta Van Fleet ‘Starcatcher World Tour’: il racconto del concerto di Bologna 2023 – report

I Greta Van Fleet presentano dal vivo il loro Starcatcher World Tour nella prima data italiana. Il racconto del concerto di Bologna del 30 novembre alla Unipol Arena, il ritorno dirompente dell’hard rock.

Greta Van Fleet Starcatcher World Tour Bologna 2023

I Greta Van Fleet infiammano il palco dell’Unipol Arena di Bologna, completamente sold out, per la prima data in Italia dello Starcatcher World Tour dall’omonimo ultimo album Starcatcher (acquistalo qui) pubblicato in luglio 2023. Un fitto calendario di date internazionali porterà la giovane band statunitense in Spagna, Portogallo, USA, Germania e nuovamente in Italia a Mantova per una data unica il 7 luglio 2024 (acquista qui i biglietti), per poi concludere in Francia un viaggio lungo un anno e oltre 50 concerti.

Sul palco i quattro componenti della band: i tre fratelli Kiszka, Josh (voce), Jake (chitarra) gemelli di 27 anni, Sam (basso) 24 anni e Danny Wagner (batteria) 24 anni. Due Grammy Awards al miglior album rock, già nel 2019 per From the Fires ed in arrivo nel 2024 per Starcatcher e una storia che sembra essere soltanto all’inizio.

Qui tutte le date ed i biglietti del tour dei Greta Van Fleet.

Ph. copertina © Unipol Arena

La serata inizia a palazzetto gremito, un grande sipario su cui viene proiettato il logo dell’album Starcatcher nasconde gli strumenti e la scenografia, in sottofondo si ascoltano alcuni passaggi ispirati al repertorio della band suonati da un’orchestra d’archi a creare un’atmosfera magica e coinvolgente, dove l’inseguimento delle melodie dei brani trasporta il pubblico in un luogo etereo ed epico, tra il folklore celtico e la terra di mezzo di Tolkien. Si spengono le luci e cresce il boato del pubblico, l’inizio del concerto è incandescente, con giochi pirotecnici di fiamme alte diversi metri che si spandono verso l’alto dal retropalco e abbracciano una esplosiva The Falling Sky, una metafora del peso opprimente della conquista del proprio posto nel mondo, del valore del tempo speso per sé e per il proprio benessere. Josh Kiszka esprime dai primi attimi tutta l’elasticità e l’estensione verso l’iperacuto della sua voce cimentandosi inoltre in un assolo di armonica. La precisione e la qualità degli incastri scenici e delle armonie musicali vale lo stupore ed i brividi, presto soccorsi dal calore delle fiamme, percepito perfino dalla lunga distanza.

La vocazione hard rock della band permea l’esibizione, i riff di chitarra elettrica saturata in overdrive e distorsione trovano basi solide nella batteria e nel basso, le esecuzioni ricalcano con una ritualità austera i dogmi scritti nella pietra da grandi musicisti di un ormai storico passato, che riecheggiano nel ricordo del pubblico, ma li fanno propri e li rivestono di una nuova luce vicina a temi e sensibilità decisamente calate nel presente. I richiami alla produzione dei Led Zeppelin, ormai infinite volte associati ai Greta Van Fleet per una evidente affinità timbrica vocale e chitarristica, ma anche ad altre band come Deep Purple, Yes, Jethro Tull, rappresentano “le spalle dei giganti” dalle quali oggi, proprio grazie ai Greta Van Fleet, possiamo ammirare un orizzonte nuovo, e questo è ancora più chiaro immersi nella loro performance.

Tra le canzoni che ormai hanno segnato la storia di questa giovane band certamente Heat Above è tra quelle che hanno goduto di maggior successo tra il grande pubblico internazionale. Il testo della canzone è un grido di speranza proiettato a un futuro condiviso, parla del superamento delle avversità grazie alle esperienze in comune, di resilienza e comprensione. Gli acuti sostenuti, ed il vibrato ancora più accentuato durante la performance dal vivo fanno viaggiare la fantasia ad un’ipotetica e curiosa collaborazione con i Florence and the Machine, chissà se il futuro ci grazierà con questo featuring, per ora nulla sembra bollire in pentola.

La videogallery del concerto dei Greta Van Fleet a Bologna

Un altro brano presente in scaletta Sacred The Thread riprende l’idea della condivisione come mezzo per migliorare il mondo, racconta il potere liberatorio e terapeutico della musica e dell’arte nel processo di realizzazione di se stessi insieme alla collettività, un senso primordiale di legame alle persone intorno a noi con le quali un cambiamento in positivo diventa realizzabile. Il messaggio del testo è trasmesso con una voce dinamica che virtuosamente alterna falsetti, mix e belting, creando un dialogo forte ed emozionante con il pubblico, oltrepassando la barriera dettata dalla lingua. Fra tutte le tracce di Starcatcher è quella che maggiormente incarna una parte di storia personale del cantante Josh e il suo impegno attivo per la comunità LGBTQIA+: un mese prima dell’uscita del disco, lui stesso ha fatto coming out affermando la sua libertà e autorealizzazione rendendo il pubblico partecipe di un aspetto della sua sfera sessuale e privata.

Un intermezzo inaspettato, ma decisamente apprezzato, ha visto un cambio di palco ed un passaggio ad un setting unplugged al centro del parterre nonché, per fortuna mia e di Riccardo, a due passi dal nostro naso. Parentesi inaugurata da una cover di Unchained Melody (di Hy Zaret & Alex North, colonna sonora del film Ghost). In coda Black Smoke Rising: chitarre acustiche ritmiche ben armonizzate, con una plettrata sicura, pulita e precisa, un pianoforte e una voce nuda, cristallina e sorprendente. Ottima prova di sostanza sia nell’esecuzione che nella presenza scenica, l’interludio acustico si è rivelato un momento intimo e sincero, concluso con il regalo di alcune rose bianche al pubblico da parte dei componenti della band che, dopo aver salutato i fan, si sono affrettati a tornare ai fasti del palcoscenico principale per il gran finale.

Durante tutto il concerto la voce dei Greta sfoggia diversi vestiti di scena ormai entrati nella routine dei live. Durante Light My Love, allo scoccare del bis, viene raggiunto l’apice della teatralità con un tripudio di effetti di scena: trucco, gemme, paillettes, fuochi d’artificio, fiamme e giochi di luci lasciano trasparire la loro forte personalità accompagnata a un gusto vintage. I musicisti hanno un’ottima intesa in un viaggio attraverso un repertorio variegato mantenendo una resa impeccabile, nonostante le 2 ore di concerto. Con la loro musica i Greta Van Fleet trasportano gli stilemi dell’hard rock anni ’70 ai giorni nostri cucendoli su dei testi radicati nel sentire attuale, dimostrando di essere figli della loro generazione. In un panorama musicale dove non sembrerebbe esserci spazio per la “nostalgia”, i costumi, le scenografie, le scelte strumentali e di arrangiamento del gruppo conquistano l’ovazione della platea creando un altrove fuori dal tempo. E sulle note di Farewell for Now, già titolo di coda dell’ultimo disco, si abbandonano al romanticismo e salutano il pubblico (“farewell” significa “addio”) con la promessa di rivedersi presto.

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  1. The Falling Sky
  2. The Indigo Streak
  3. Built by Nations
  4. Meeting the Master
  5. Heat Above 
  6. Broken Bells
  7. Highway Tune
  8. Runway Blues
  9. Highway Tune
  10. Unchained Melody (cover)
  11. Waited All Your Life 
  12. Black Smoke Rising
  13. Fate of the Faithful
  14. Sacred the Thread
  15. The Archer
  16. Rhapsody in Blue (cover)
  17. Light My Love
  18. Farewell for Now

Author: Elia Biancoli

Coltivo fin dal liceo la passione per la musica e i concerti, la chitarra è la mia compagna di viaggio irrinunciabile. Medico e Chirurgo, il percorso di una vita mi ha condotto a Padova dove ho scelto di intraprendere la specializzazione in Otorinolaringoiatria.

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