Gio Evan ‘Ribellissimi’: l’essere umano ha bisogno di confronto – intervista

Gio Evan è tornato con Ribellissimi, concept album che mescola musica e poesia alla ricerca di una bellezza rivoluzionaria. È attualmente in giro per l’Italia con il suo Fragile / Inossidabile tour. L’ho raggiunto per un’intervista.

Gio Evan Ribellissimi intervista

Gio Evan ha pubblicato il nuovo album Ribellissimi (acquistalo qui autografato) il 19 gennaio per Capitol Records / Universal Music Italia. Un concept album ricco di suoni e riflessioni, capace di unire musica e poesia: 11 brani tra cui gli estratti Ulay e Susy accompagnati da 11 poesie musicate come l’inedita collaborazione con Roberto Cacciapaglia in Graffi, primo componimento in versi nella storia di Spotify ad essere inserito nella New Music Friday. Gio Evan si esibisce quest’anno con Fragile / Inossidabile Tour (biglietti qui), concerti da “pieni assai” (sold out) che mescolano i suoi diversi linguaggi.

Ribellissimi è il quarto album in studio di un artista poliedrico, intenso e curioso, che con la sua arte vuole ampliare la visione della realtà, non più asfittica ma permeata da valori come amore, rispetto ed empatia. L’ho intervistato per raccogliere i pensieri che hanno portato alla scrittura del nuovo album.

“Ribelle deriva da ‘rebellum’, ritorno alla guerra, ma in un mondo dove la maggioranza educa esattamente alla guerra, alla competizione, al denaro e al materialismo, la ribellione oggi è un gesto di interiorità, una medicina, forma, salute, la nuova ribellione è un movimento spirituale. 

Abbiamo bisogno di ribellezza, di riproporre la meraviglia e di nuovi termini per inaugurare nuovi inizi. Ribellione, tornare alla bellezza”.

Gio Evan

L’intervista a Gio Evan realizzata da Riccardo Meloni

1. Ciao Gio Evan, benvenuto su Inchiostro Sonoro. Come stai?
Ciao! Sto bene tutto sommato, grazie.

2. Partirei facendoti i complimenti, hai scritto un album intenso e valoroso, per restare nel campo semantico del titolo. È molto sociale. Cosa vuol dire per te essere “ribelle”, soprattutto oggi?
Innanzitutto grazie mille! “Ribelle” è un termine pieno di valori e tanti concetti, uno di questi è sicuramente il non aver paura di disobbedire al sistema quando questo non stimola la tua crescita interiore e non difende il tuo spirito.

3. Percepire la vita come una vittoria aiuta a cambiare prospettiva e a vedere la bellezza anche nelle ferite.
Concordo e confermo, per vittoria bisogna comunque sottintendere che si parla del lato festeggiamento più che del lato competitivo. La vittoria deve essere vissuta come una festosità più che come una gara.

4. Nel disco elogi la ricchezza della fragilità, l’importanza di essere umani fallibili, ma viviamo in una società che ci vuole macchine perfette votate alla produzione e al profitto, in competizione perenne. Molti artisti stanno subendo questo modello tossico, tu che idea hai in merito?
Tempi addietro ero preoccupato e dovevo tener sempre conto di questa angoscia viva che dentro me lo ricordava continuamente, adesso fortunatamente ho sciolto anche questo nodo. Credo che non si tratti di “subire”, con il tempo sono arrivato alla consapevolezza che la vita dia sempre opportunità di salvezza e di azione.

5. Mi ha colpito molto il verso di Chantilly “se vuoi un po’ di coraggio devi avere anche paura”. Che significato ha per te?
Beh il coraggio è proprio il frutto di una paura lavorata, riconosciuta e accolta. Non può esistere il coraggio senza paura, sarebbe semplicemente “tranquillità”.

6. È vero che “questo mondo non sente più niente”? A me sembra che l’emozione dominante sia l’odio e che l’empatia sia una disciplina per pochi eletti, infatti canti “non aspettavo empatia”. Mi piacerebbe che fossimo tutti “persone medicina”.
Sai che non sono più neppure così sicuro che provino odio? Vedo molte persone che non hanno più tempo da dedicarsi, nemmeno per i sentimenti. L’odio è un sentimento grande che comunque richiede lavoro e dedica, mentre quello che vedo in giro è solo rabbia, un’emozione irrazionale che prende il sopravvento nel quotidiano e che poi lascia tutti a cuore vuoto. Questo mi fa più paura: i cuori vuoti.

7. Penso sia tutto racchiuso in “un conto è piangersi addosso e un altro accanto”. Ci piangiamo troppo addosso? È come se molti, sopraffatti dalle loro emozioni, ripieghino su loro stessi in un egocentrismo sfrenato. C’è un antidoto a questa situazione?
Credo più che altro che la sofferenza, il dolore e i dispiaceri siano ancora malvisti in occidente.  Fossero più accolti e più considerati in questa società otterremmo risultati assai migliori, come il piangere accanto. Io non ho antidoti ma il dialogo e il confronto potrebbero sicuramente essere una buona pomata lenitiva.

8. Uno dei farmaci che hai trovato è l’amore, ma parli molto anche di spiritualità. Sono aspetti collegati dell’esperienza della condizione umana?
Amore e spiritualità sono sinonimi, non esistono mai separati. Più che un’esperienza di condizione umana credo che questo binomio sia proprio il nostro fine, la compiutezza della nostra esistenza.

9. Hai viaggiato molto nella tua vita. Secondo te è più importante “viaggiarsi dentro” o “viaggiare fuori” per ampliare la visione?
Sarebbe molto bello poter fare entrambi contemporaneamente. ‘Viaggiarsi dentro’ è obbligatorio per sbrogliare vecchi traumi e vecchi bias cognitivi, serve a riportare serenità e autocontrollo, mentre ‘viaggiare fuori’ è un’esperienza che dilata, ti allarga la visione e mette ovviamente più materiale per quando dovrai di nuovo esplorarti dentro.

10. Susy, la seconda traccia dell’album, spicca perché, pur descrivendo un rapporto a 2 di una madre che lascia la figlia libera nel mondo, ha delle suggestioni tribali nell’arrangiamento e nel testo come se descrivesse un rituale collettivo. Che ruolo ha per te, se lo ha, la comunità nella formazione di un giovane adulto?
L’infanzia l’ho trascorsa in una specie di ecovillaggio e crescendo ho continuato a frequentare luoghi di questo tipo nel mondo. Per me le comunità non sono solo di forte rilevanza ma sono essenziali: l’essere umano ha bisogno di comunità, di confronto, di stimoli fuori dalle pareti della genitorialità. Siamo esseri socievoli, altamente bisognosi anche di solitudine ma tendenzialmente socievoli.

11. Sei un artista poliedrico, per alcuni magari anche difficile da catalogare: cantautore, poeta, pensatore. Attualmente sei un tour, come coniughi queste tue anime nella dimensione live? Cosa deve aspettarsi chi viene a vederti in concerto?
Mi piace la dimensione del live perché è l’occasione per dare finalmente un luogo fisico a tutte le arti che si hanno dentro. Noi ci siamo sempre divertiti a portare tutto senza esclusione di dettaglio; quindi ci saranno dai monologhi surreali alle poesie, dalle canzoni alle improvvisazioni. Chi ci conosce ormai lo sa bene che gli conviene non aspettarsi niente ma affidarsi a tutto.

12. Grazie delle parole e del tempo che mi hai dedicato. In bocca al lupo per i tuoi progetti!
In bocca a lupo a te. Grazie di cuore.

© Danilo D’Auria

Segui Inchiostro Sonoro anche su Google News.

Iscriviti alla newsletter

La tracklist di Ribellissimi:

LE CANZONI 

  1. Ulay
  2. Susy
  3. Chantilly
  4. Jeeg Robot
  5. Andy Warhol
  6. Fontana
  7. Hopper
  8. Carrà
  9. Modì
  10. De dominicis
  11. Vittoria

    LE POESIE

  12. Rompersi
  13. Realizzare
  14. Palloncino
  15. Persone medicina
  16. Graffi feat. Roberto Cacciapaglia
  17. Avventure
  18. Chi come me
  19. Un milione di cadute
  20. Minuscoli boati interiori
  21. Abbi guarigione di te
  22. Cresciuta

Author: Riccardo Meloni

Quando non ho le cuffie o non sono in transenna per un concerto, scrivo. Tra una recensione e un report, sono un insegnante di Lettere.

Rispondi