Carlo Conti ha acceso i riflettori su Sanremo 2025, il suo ritorno all’Ariston dopo 8 anni. Un Festival che torna a dare rilevanza al cantautorato. E meno male. Le pagelle dei brani nell’articolo.

Le pagelle delle canzoni in gara al Festival di Sanremo 2025! Carlo Conti ha acceso i riflettori sull’edizione numero settantacinque della kermesse più importante per la musica italiana. Commovente l’apertura affidata al ricordo di Ezio Bosso, “la musica come la vita si fa insieme”, un tema che ha rappresentato il fil rouge di tutta la prima serata reso ancora più evidente dal duetto di Noa e Mira Award (sulle note di Imagine, messaggio di pace e fratellanza universale). Spazio anche a Jovanotti, super ospite italiano, che ha portato un medley dei suoi successi.
Sembra una nuova primavera per il cantautorato italiano a Sanremo, fieramente rappresentato da Brunori Sas, Simone Cristicchi, Francesco Gabbani e dalle conferme Lucio Corsi e Joan Thiele, arrivati all’Ariston senza rinunciare ai loro tratti distintivi, originali ed eclettici. Brillano le grandi voci di Giorgia (un portento assoluto nella prima serata) e Noemi e conquista la versione intimista di Achille Lauro. Tre i tormentoni pensati per le radio: quelli di Gaia, Coma_Cose e The Kolors.
Ecco i miei voti e i videoclip ufficiali.
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Le pagelle delle canzoni in gara a Sanremo 2025
Gaia – Chiamo io chiami tu: musica dance e atmosfere latine sono lo sfondo di un beat incessante. Una canzone scura, pensata per le radio, un amore appeso al filo dei tira e molla. Esibizione riuscita (avrei perfino fatto a meno dei ballerini e dato a lei tutta la scena), anche se l’autotune la priva del tratto riconoscibile che è la sua voce, che meriterebbe di avere più spazio di manovra. La sentiremo parecchio, il ritornello è ipnotico, ma la preferisco su brani più “densi” di senso, invece ha voluto puntare sulla conferma dopo Sesso e samba. voto 7½ (video ufficiale)
Francesco Gabbani – Viva la vita: nato per stare su quel palco. È il più sanremese dei suoi pezzi portati a Sanremo, un romantico inno alla vita nel suo carpe diem da condividere insieme. Melodia un po’ classica e morbida, il crescendo sul finale le fa guadagnare punti. Sempre molto bravo, le sue esibizioni sono il valore aggiunto, la mimica da crooner valorizza la sua espressività. voto 8+ (video ufficiale)
Rkomi – Il ritmo delle cose: fa centro con un brano che intarsia su atmosfere dance delle pennellate di archi, che tengono col fiato sospeso. Un vorticare di parole come un flusso di coscienza nel tentativo di mettere ordinare al caos e alla frenesia, che ingrigiscono le opportunità che viviamo. Bel connubio di testo e musica (mi ha restituito le vibes de Il bene nel male di Madame), un’intenzione capace di coinvolgere. voto 8 (video ufficiale)
Noemi – Se t’innamori muori: cavalca il coraggio di un titolo con una voce da fuoriclasse. Elegante e potente, sicura nel raccontare la sensazione del salto nel vuoto di chi si innamora e la voglia di affidarsi all’altro, senza paura. Una melodia in crescendo cucita sulle sue doti da interprete, lei che consegna le parole del testo e le disegna come in un film. Ritornello incisivo e melodico, bella apertura, sontuosa. Un graffio da podio, canzone perfetta per l’Ariston. voto 9½ (video ufficiale)
Irama – Lentamente: stavolta punta sullo struggimento di un amore che si consuma lentamente, una ballata che mescola il classico e il contemporaneo, gioco di cori e (forse troppo) autotune. L’effetto sulla voce rende difficile risuonare con l’emozione del brano… il suo timbro merita, perché nascondere un graffio così originale? Suona bene su disco, con un mix migliore. voto 7+ (video ufficiale)
Coma_Cose – Cuoricini: ritornello dal gusto vagamente rétro, lo stile del duo torna riconoscibile nelle strofe. Hanno scelto questa strada da Albano e Romina in salsa anni Ottanta, cantano gli alti e i bassi di una relazione (alienazione da social) e puntano sul tormentone, a metà strada tra Chimica e Dove si balla. Ritmo appiccicoso che piacerà al pubblico e alle radio, li preferisco in strade più alternative, di Fiamme negli occhi resta solo la chitarra. voto 7½ (video ufficiale)
Simone Cristicchi – Quando sarai piccola: una lettera commovente, un messaggio che tocca le corde delle emozioni. La forza della canzone sta nel sentimento condiviso che appartiene al vissuto di tutti, nel rapporto con i genitori di un figlio che li vede “scomparire”. Ci sono dentro la rabbia e tutta la delicatezza di chi sceglie di prendersi cura, con affetto e devozione sinceri. Si poteva lavorare di più sulla melodia. Compete con Brunori Sas per il Premio della Critica. voto 9- (video ufficiale)
Marcella Bella – Pelle diamante: la quota Pazza di quest’edizione, ma decisamente meno riuscita. Sfrontata e indipendente, cantata bene, testo piuttosto semplice. voto 6 (video ufficiale)
Achille Lauro – Incoscienti giovani: cantautorato romano in stile Venditti, suona tutto “giusto” e ricercato nella volontà di richiamare gli anni Ottanta (elegante il sax sul finale). È convincente, si mette in gioco; contento che abbia portato finalmente una ballad. Potrebbe essere lo sviluppo del tema di Stupidi ragazzi su una melodia in stile Amore disperato. voto 9+ (video ufficiale)
Giorgia – La cura per me: una dea, determinata, la sua voce. Cosa vuoi dire a questa Giorgia, in forma smagliante, concentrata, precisa, emozionata. La sua tecnica portentosa le permette di disegnare le note di una canzone che si sviluppa come una spirale, sinuosa, un crescendo che sul palco diventa “fisico” (nel ritornello sento un’eco de La sera dei miracoli). La crescita interiore di una donna che ritrova se stessa. Da applausi. voto 9+ esibizione 10 (video ufficiale)
Willie Peyote – Grazie ma no grazie: notevole il riferimento al Cyrano De Bergerac (monologo “No grazie!”) di cui conserva la struttura. L’unico testo ad avere un valore politico, un botta e risposta tra l’artista e il coro a disegnare con ironia l’ipocrisia del nostro tempo. Ficcante critica al vittimismo, ai nostalgici del Ventennio, più in generale a chi non dimostra l’intelligenza di capire le posizioni degli altri. Un esempio di groove, funky e presenza scenica, cattura l’oh oh oh in Stayin alive. Colpisce. voto 8½ (video ufficiale)
Rose Villain – Fuorilegge: la formula è la stessa del 2024, una canzone “bifronte” metà ballad metà dance. Sfrutta le concessioni dell’autotune con un pre-ritornello a voce piena scevro da sbavature e strappa applausi. Arrangiamento internazionale per un amore “criminale”. Non sorprende, suona meno memorabile di Click boom. voto 7+ (video ufficiale)
Olly – Balorda nostalgia: la fine di una storia d’amore vista con gli occhi di chi ricorda le fotografie e i momenti di quotidianità condivisa. Tra i favoriti della vigilia, la canzone è una ballad che cresce di intensità e romanticismo. Esibizione un po’ sopra le righe e urlata nel finale. voto 7 (video ufficiale)
Elodie – Dimenticarsi alle 7: fa un passo in avanti rispetto alla formula della hit, una melodia che tiene insieme la sua anima che ha voglia di dance (sonorità da club che ci ha già fatto sentire) e la sua voce che vorrebbe attraversare i sentimenti, classica. Una sensualità elegante, vagamente vintage nel racconto di un sentimento da dimenticare. Interessante, è una bella sorpresa. voto 8 (video ufficiale)
Shablo feat. Guè, Joshua e Tormento – La mia parola: “una street song” che dà voce agli spaccati difficili delle città, tra cemento e smog. Buona prova, hip-hop e r’n’b con un bell’arrangiamento, anche se il testo in alcune sue parti suona come uno standard del genere. voto 7 (video ufficiale)
Massimo Ranieri – Tra le mani un cuore: si sente la mano di Tiziano Ferro che co-firma il brano con Nek. Un cuore che chiede solo di essere accudito e ascoltato, l’epopea del sentimento amoroso. Classica ed elegante, un bel ritorno per l’artista alla sua ottava prova in gara al festival. voto 7 (video ufficiale)
Tony Effe – Damme ‘na mano: arriva a Sanremo completamente cambiato, trasformato anche visivamente oltre che musicalmente. La canzone in sé non sarebbe neanche male, ma quando arriva il ritornello crolla il castello (eh, bella la rima?). Sei un rapper, rappa, se sai di non riuscire a cantare, non cantare. Ritornello completamente rovinato dall’intonazione, nonostante l’autotune. Stornello romano nel ricordo di Califano, Ozpetek avrebbe apprezzato. voto 4 (video ufficiale)
Serena Brancale – Anema e core: sceglie il dialetto per veicolare un brano entusiasmante e carico di energia. Un ritmo latino che, sul filone di Baccalà, consegna un invito a godere della vita con la libertà di lasciarsi sorprendere. Un altro Carpe diem, stavolta da ballare. voto 7½ (video ufficiale)
Brunori Sas – L’albero delle noci: la forza di Brunori è di rendere il cantautorato appetibile anche a chi naviga il mainstream. Un testo intimo cucito su una melodia che resta, un padre che si ritrova cambiato, avvolto in un amore grande per la propria figlia e il senso di inadeguatezza che ne deriva. Davvero coinvolgente l’esibizione sul palco, così diretta nella sua semplicità, forte di un ritornello vincente e trasversale. Artista in purezza. voto 9½ (video ufficiale)
Modà – Non ti dimentico: ballatona pop-rock potente che si inserisce bene nella discografia della band, la consapevolezza di un amore al capolinea nonostante la nitidezza dei ricordi. Un grande applauso a Kekko, che si è esibito nonostante la caduta che gli ha causato danni a una costola. Stoico, professionisti. voto 7½ (video ufficiale)
Clara – Febbre: la melodia orchestrale quasi cinematografica si rompe in un beat dance “a singhiozzo”, sincopato, decisamente serrato, un saliscendi di note a rendere la suggestione febbrile. Poteva essere l’occasione per presentare un lato più intimo e struggente, invece è la continuazione del progetto dello scorso anno, non mostra molto di più. voto 6½ (video ufficiale)
Lucio Corsi – Volevo essere un duro: una canzone che ha in sé la magia di un grande classico. Personalità tanto estrosa esteriormente quanto leggera e delicata nelle intenzioni, esibizione splendida. Cruda eppure raffinata nel racconto ironico di una normalità, un elogio della fragilità nella tela complessa che è la vita. Talento vero. “Quanto è duro il mondo per quelli normali che hanno troppo sole negli occhiali”. voto 9 (video ufficiale)
Fedez – Battito: la depressione che resta dopo che svanisce una storia d’amore. Non è propriamente una canzone sulla salute mentale, come si legge altrove, ma i due filoni sono strettamente legati. Sul palco è una macchina, è emozionato ma sembra voler recuperare il Fedez “di prima”, il rapper. Serrate e convincenti le strofe, l’eccesso di effetti nel ritornello me la rendono a tratti inascoltabile. voto 6 (video ufficiale)
Bresh – La tana del granchio: una ballata dolcemente folk che mi ha conquistato con la sua solarità. Certo, l’autotune, ma la leggerezza del cantato di Bresh traghetta un pezzo che ha il profumo del mare e i colori della nostalgia. voto 7 (video ufficiale)
Sarah Toscano – Amarcord: dance spinta che prova a bissare Sexy magica. Buono lo staging, ma sulla resa vocale bisogna lavorare ancora molto (problemi di intonazione e respirazione, principalmente). Riavvolgere il nastro dei ricordi e trovare la forza di andare avanti. voto 6 (video ufficiale)
Joan Thiele – Eco: un’ottimo debutto per la cantautrice che ha già all’attivo un David di Donatello. Le atmosfere sono spiccatamente cinematografiche, Pulp fiction. Bello vedere tanti cantautori musicisti suonare il loro strumento sul palco. La forza di difendere le proprie idee, nonostante le paure e le difficoltà, circondati dall’affetto di chi ci restituisce l’immagine più pura di noi. Una canzone coraggiosa e fedele al percorso della cantautrice, un ritornello che rievoca i fasti della grande melodia italiana (la vedrei bene interpretata anche da Mina). voto 9 (video ufficiale)
Rocco Hunt – Mille vote ancora: nell’anno del dialetto, il cantautore propone con fedeltà i ritmi che gli hanno dato il successo. Il racconto della sua storia e un messaggio da dare alle nuove generazioni. Non una novità nel suo repertorio, ma piacerà ai fan e agli amanti del genere. voto 7½ (video ufficiale)
Francesca Michielin – Fango in Paradiso: ballatona classica che consegna le emozioni della rottura di una storia d’amore e gli interrogativi che restano sui rispettivi futuri. Vocalmente maturata, il ritornello mi ricorda leggermente The winner takes it all, molto orecchiabile. Bella prova, in crescita rispetto alla partecipazione del 2021. voto 8- (video ufficiale)
The Kolors – Tu con chi fai l’amore: temo di ripetermi rispetto a quanto scritto nel 2024, ma loro possano fare davvero tanto di più. Scelgono invece lo stesso brano degli ultimi due anni. A livello testuale c’è un passo avanti soprattutto nelle strofe, ma il ritornello si risolve nei soliti standard del genere. Un po’ Mordidita un po’ disco music, il basso fa ballare e conquisterà le radio fino al 2026. voto 7½ (video ufficiale)
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