Sanremo 2026: pagelle delle canzoni in gara e video ufficiali

Carlo Conti e Laura Pausini hanno aperto il sipario sul Festival di Sanremo 2026. Le pagelle dei brani e videoclip nell’articolo.

Sanremo 2026 pagelle canzoni video

Le pagelle delle canzoni in gara al Festival di Sanremo 2026! Carlo Conti e Laura Pausini hanno aperto le danze dell’edizione numero 76 dell’appuntamento musicale (e televisivo) più atteso dell’anno. La prima serata è stata aperta dalla voce di Pippo Baudo, un omaggio al conduttore e direttore artistico del Festival per come lo conosciamo oggi. Mancano i nomi altisonanti delle annate passate (Elisa, Giorgia, Marco Mengoni) e la gara, decisamente più equilibrata, sembra entrata subito nel vivo.

Da segnalare, senza dubbio, una ritrovata varietà di proposte musicali che corrisponde a una uguale varietà di autori, con una predilezione di Conti per le ballate. Sono pochi gli episodi uptempo, tra cui spiccano le canzoni di Ditonellapiaga, Sayf e Malika Ayane, di generi sicuramente molto diversi. Menzione speciale ad alcuni artisti che hanno dimostrato doti interpretative di livello: Arisa e Serena Brancale (per voce e difficoltà di esibizione), Ermal Meta (unico testo impegnato), Fulminacci, Levante ed Enrico Nigiotti (per la loro capacità di mettere a nudo le emozioni sul palco).

Ecco i miei voti e i videoclip ufficiali.

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Le pagelle delle canzoni in gara a Sanremo 2026

Fulminacci – Stupida sfortuna: artista in purezza di quest’edizione, porta una canzone che è la sintesi del suo lato sentimentale, in cui si legge un rimando al +1 del suo repertorio. La fine di una storia d’amore nel racconto di una nuova solitudine, dello spaesamento e della sensazione di ritrovarsi estranei della propria esistenza. Una lettera accorata e cantata con verità e gusto, su uno stile garbato e old-fashioned. Bravo, emozioni sincere! voto 9- (video ufficiale)
Fedez & Masini – Male necessario: canzone certamente ben scritta ma fin troppo studiata a tavolino, furba. Al netto degli evidenti problemi di intonazione da entrambe le parti (Fedez non sostiene le parti cantate per tutto il brano, Masini impreciso nel primo ritornello), è il testo che ci aspettiamo dal primo, un po’ vittima e un po’ carnefice nelle sue scelte di vita. Il punto è che ai miei occhi non “suona” onesto. Stucchevole. voto 6½ (video ufficiale)
Ditonellapiaga – Che fastidio!: la cantautrice firma una canzone senza dubbio coerente con il suo percorso artistico. Ha ricercato l’effetto tormentone, che certamente la ripagherà nelle stagioni in arrivo, ma in verità il testo delle strofe in forma di elenco rende Che fastidio! poco specchiata (considerata anche la difficoltà di comprensione delle parole nella prima parte dell’esibizione). Il pregio è quello di avere un ritornello che martella e un arrangiamento orchestrale che fa brillare la voce della cantautrice, già luminosa. voto (video ufficiale)
Michele Bravi – Prima o poi: ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo, si è messo in gioco con una canzone che lo mette alla prova. Al primo ascolto non mi era rimasta, ma riascoltandola trovo abbia un ritornello molto orecchiabile e aperto. Brano classico e sofisticato nell’approccio, per chi cerca di recuperare la misura dei ricordi. Ricercato, la sua struttura insolita e composita (con un prechorus che smorza la morbidezza del sentimento) non mi convince totalmente. voto 7+ (video ufficiale)
SayfTu mi piaci tanto: qui la questione si fa complessa – sulla carta dovrebbe essere una canzone “sociale”, in effetti lo è nel racconto dell’Italia di ieri e di oggi, tra citazioni e contraddizioni impresse nella memoria di tutti; i problemi sono due, la ripetizione spasmodica e ironica del titolo nel ritornello (che appiattisce la tensione attenta e maturata nelle strofe) e la ricerca di una cifra (quasi) sovrapponibile anche per presenza scenica a quella di Ghali. Si difenderà bene in radio, ma speravo in qualcosa di più originale. voto 7 (video ufficiale)
Mara Sattei – Le cose che non sai di me: alla definizione di “canzone sanremese”, la Sattei torna in gara con un brano (e una prova) migliore del debutto avvenuto nel 2023. Nonostante la sua sia tra le esibizioni più centrate e a fuoco della prima serata, non comprenderò mai la sua ostinazione nello scriversi le strofe in un range basso per la sua voce, che quindi fatica e non poggia correttamente. Ballatona d’amore pop che trova i favori dell’orchestra. voto 6½ (video ufficiale)
Dargen D’Amico – Ai Ai: funk pensata più per le atmosfere estive, si riconferma la formula dell’artista che sfrutta un gioco di parole per parlare di social e intelligenza artificiale. L’arrangiamento orecchiabile non riesce a colmare il vuoto lasciato da un testo poco ispirato. voto 6 (video ufficiale)
Arisa – Magica favola: una partecipazione tanto desiderata, l’ha voluta, l’ha cercata e si è fatta trovare pronta. Conquista l’emozione sincera di un’artista, che si mette in gioco totalmente con un testo autobiografico. Si racconta intimamente tra gli alti e i bassi del suo percorso e canta la speranza di una pace ritrovata. Lo comunica, artista e persona si sovrappongono. Un invito senza tempo a recuperare il senso di meraviglia che abita gli occhi dei bambini. Esibizione eccezionale su una partitura difficile da cantare. In splendida forma, la grande voce di questo festival. voto 8+ alla canzone, 10 all’esibizione (video ufficiale)
Luchè – Labirinto: era la quota d’alta classifica attesa quest’anno (sulla scia di Lazza e Geolier) ma non sembra confermare le aspettative. Le incertezze vocali e ritmiche, zoppicanti, pesano sulla resa complessiva. È uno standard r’n’b, uno struggimento amoroso senza infamia e senza lode, in verità. voto 6- (video ufficiale)
Tommaso Paradiso – I romantici: una (se non “la”) testa di serie dell’edizione, debutta al festival con un brano perfettamente in linea con suo repertorio solista. La canzone racconta un amore maturo, nel rapporto padre-figlia. Molto emozionato, la tensione si scioglie sul cavalcare del primo ritornello. Il brano funziona, è ben scritto e l’esibizione anche è comunicativa, molto fisica. A livello di scrittura, il beat inserito nell’arrangiamento nel ritornello appiattisce il crescendo emotivo della canzone. Sarebbe servita un’apertura maggiore, invece in questo modo risulta monocorde e non segue il cambio di intensità che la voce vorrebbe. voto 8- (video ufficiale)
Elettra Lamborghini – Voilà: la rassicurazione di chi non disattende le aspettative. Un passo avanti dal 2020 è stato fatto, su una canzone che lascia a casa il raggaeton per sposare l’italodisco. Sicuramente più interessante. Pregio: la menzione alla Carrà, un bell’omaggio che promette di far ballare. voto 6+ di incoraggiamento (video ufficiale)
Patty Pravo – Opera: un bel ritorno per una delle regine della canzone. L’arrangiamento sontuoso veste una canzone che suona come un tributo alla carriera dell’artista, per la sua rilevanza nella discografia e nel costume italiani. Peccato per il manierismo barocco del ritornello. fuori categoria (video ufficiale)
Samurai Jay – Ossessione: One Dance (di Drake, ndr) sei tu? Urban e musica latina per una delle (poche) proposte ballabili dell’edizione. Passione o feeling, quando l’amore segue l’istinto. Cameo vocale di Belen, contraltare femminile del brano. voto 6½ (video ufficiale)
Levante – Sei tu: alla sua terza partecipazione in gara finalmente canta l’amore, catturato nelle sue risposte sensoriali. La cantautrice (unica firma per testo e musica) presenta un brano intimo e potente, spoglio di orpelli ma pieno di un’emozione cruda. Un crescendo che libera la voce di Levante, su una tessitura musicale che riecheggia le atmosfere del suo Magmamemoria. Una prova di grande intensità, bellissimo lo staging minimale. voto 8½ (video ufficiale)

Raf – Ora e per sempre: un po’ Zarrillo un po’ Grignani, il cantautore torna al festival con una ballatona pop classica, una gradita conferma dopo la sfortunata partecipazione del 2015. Un amore che splende tra le pieghe del tempo. voto (video ufficiale)
J-Ax – Italia starter pack: più di una vaga somiglianza con Wake me up di Avicii. Un probabile tormentone di quest’anno. La fotografia ironica di un Paese, il nostro, che sembra non sapere guardare al quadro generale dei grandi problemi che lo riguardano da vicino. La versione country-pop della celebre frase di Boris “un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”. Un esperimento riuscito, peccato per l’eccessiva somiglianza con il riferimento. voto  (video ufficiale)
Ermal Meta – Stella stellina: esibizione perfetta. Una melodia mediterranea con venature orientaleggianti (viva nell’arrangiamento di Dardust) fa da sfondo all’unico testo che racconta l’attualità politica dei nostri tempi. Bella l’idea di sviluppare il racconto a partire dal refrain della famosa ninna nanna popolare, un modo per creare vicinanza e richiamare l’attenzione dell’ascoltatore. Il brano è una preghiera laica che dà voce alle vittime stroncate dalla brutalità delle azioni degli uomini (il riferimento è alla Palestina). Nonostante la facilità di ascolto, data dalla ritmica sostenuta, la canzone non è immediata ed entra morbida come l’intenzione nella voce di Ermal. voto 8½ (video ufficiale)
Serena Brancale – Qui con me: canzone di grande gusto per il bis della Brancale, la lettera alla madre scomparsa nel 2020. L’emozione arriva tutta, la cantautrice si libera nell’esibizione. Un testo impegnativo da cantare e un crescendo complesso da sostenere, soprattutto nelle parti alte. Una melodia classica ed elegante. Commovente. voto 9- (video ufficiale)
Nayt – Prima che: una sorpresa di quest’edizione. Con ritmica ostinazione ci consegna un testo intimo, una riflessione cruda e provocatoria che invita ad abbandonare le apparenze per conoscersi nella maniera più onesta. Un testo con un significato importante, se immerso nel contesto sociale dei giovani di oggi. Diretto e potente, come una lama, su un arrangiamento davvero notevole. Ipnotico. voto 8½ (video ufficiale)
Malika Ayane – Animali notturni: la voce di velluto della musica italiana si riscopre in questo sincretismo di funk e disco music. Brano originale, molto radiofonico (potrebbe essere una sorpresa di quest’edizione sulla lunga distanza), che ridona freschezza al percorso discografico della cantautrice. Solare e accattivante, il racconto di un amore maturo da vivere con la freschezza degli albori. voto 8 (video ufficiale)
Eddie Brock – Avvoltoi: pieno cantautorato romano, sono del parere che la sua partecipazione sia assolutamente prematura. Esibizione sopra le righe, molto urlata e imprecisa vocalmente. La speranza sfumata di uscire dalla friendzone. voto 4½ (video ufficiale)
Sal Da Vinci – Per sempre sì: i suoni del pop neomelodico sono cuciti su un testo che racconta la promessa di un amore eterno. Senza grandi sorprese, il cantautore partenopeo sembra aver trovato la formula perfetta per assicurarsi i favori del pubblico, dopo il successo di Rossetto e caffè, dal quale Per sempre sì vuole raccogliere il testimone. Menzione alle sue doti canore, sicuramente notevoli. voto 6½ (video ufficiale)
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare: l’atmosfera sognante ci trasporta in un flusso di coscienza. La sua è una riflessione (autobiografica) sullo scorrere del tempo, sulle ferite che si lascia dietro, quando non siamo capaci di dimostrarci indulgenti verso noi stessi. La vita è un viaggio, un flusso di alti e bassi senza ritornelli, come il brano. Il suo graffio intenso impreziosisce una già bella canzone, trasmette un’emozione febbrile. Determinato e sincero, bravo. voto 8+ (video ufficiale)
Tredici Pietro – Uomo che cade: altra piacevole sorpresa, un brano di gusto che sposa rap e melodia pop vagamente retrò e cinematografica. Il racconto di una relazione diventa l’occasione di riflettere sulla fragilità, sulla possibilità di viversi i sogni concedendosi di sbagliare. voto 7½ (video ufficiale)
Chiello – Ti penso sempre: una canzone traghettata su un territorio alt rock. L’arrangiamento stiloso veste un testo che racconta la fine di un amore. Intenzione vocale punk, decisamente edulcorata. voto (video ufficiale)
Bambole di Pezza – Resta con me: la band punk rock tutta al femminile arriva al festival. Hanno fatto la scelta di smussare l’anima punk, portato una powerballad pop rock (cantata molto bene), sulla necessità di recuperare l’ascolto con l’altro. Una richiesta di aiuto in questi tempi in cui siamo sempre più distanti e impauriti. voto (video ufficiale)
Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta: la canzone perfetta per la mia generazione, vissuta nella promessa di un futuro poggiato sulle aspettative sbagliate. Cosa resta della felicità quando l’illusione della ricchezza si rompe? Non resta che rubarsi la vita. Metafora sagace su una melodia pop zuccherosa. Non fatevi ingannare dall’apparenza (in tutti i sensi). voto 8 (video ufficiale)
Leo Gassmann – Naturale: una canzone vintage, in cui l’atmosfera sofisticata delle strofe si dissolve in un ritornello potente. Il crescendo non si sviluppa in modo coerente, creando un contrasto eccessivo tra il piano e il forte. Un amore che vuole ancora una speranza. voto 6- (video ufficiale)
Francesco Renga – Il meglio di me: il cantautore ritrova finalmente se stesso nella sua miglior canzone dal 2014. La sua voce potente si dispiega su una melodia pop rock che sposa tradizione e modernità, nel tentativo di dare nuova linfa alla sua produzione. Il racconto maturo di un uomo che sa fare i conti con i propri errori, per dare all’altro la versione migliore di sé. Un invito a non riversare sugli altri le proprie frustrazioni. voto 7 (video ufficiale)
LDA & Aka7even – Poesia clandestine: una melodia latina che ricerca la longevità nelle classifiche. LDA porta le atmosfere di Napoli (in alcuni punti la voce sembra quella del padre Gigi), Aka7even si lancia in capriole vocali non necessarie. Leggera, il racconto di un amore passionale. voto 6 (video ufficiale)

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Author: Riccardo Meloni

Quando non ho le cuffie o non sono in transenna per un concerto, scrivo. Tra una recensione e un report, sono un insegnante di Lettere.

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