Chiara Galiazzo: Nessun posto è casa mia, la recensione

Con Nessun posto è casa mia Chiara ha deciso di mettersi in gioco sul serio. L’album rappresenta il suo percorso in quanto persona: un concept per eliminare tutte le sovrastrutture che si era costruita addosso e la musica ne ha beneficiato.

Nessun posto è casa mia canta “la” Chiara, ma questo disco finalmente sì. Sono passati quattro anni da quel famoso X Factor che le regalò la vittoria e ora ha deciso di mettersi in gioco sul serio. Come da lei affermato in più di un’intervista, è riuscita a realizzare quello che avrebbe voluto fosse il suo primo disco se non avesse partecipato ad un talent. Si percepisce un leggero rammarico nelle parole della cantante, probabilmente per le scelte fatte lungo il percorso che l’hanno portata a perdere il fuoco. Chiaramente nessuno può sapere come sono andate le cose, se per imposizione o meno, ma il secondo album (Un giorno di sole – Straordinario) è ben realizzato e strutturato, coerente, poggia su degli ottimi arrangiamenti, ma probabilmente non è quella la sua cifra stilistica.

Chiara Galiazzo Nessun posto è casa mia cover
La cover di Nessun posto è casa mia

Arriviamo allora al Festival di Sanremo di appena un mese fa, quando Chiara decide di portare sul palco Nessun posto è casa mia, brano svestito di orpelli e suoni accattivanti, anzi semplice, diretto e soave. Una melodia classica, arricchita da un testo che riflette sulla ricchezza degli affetti e sul valore delle partenze, dei ritorni, della nostalgia. Rappresenta una virata di stile musicale, incarnata dalla persona di Mauro Pagani (che nel 2012 rilanciò la carriera di Arisa) che ha curato la produzione dell’intero album.

Al suo interno, più che una manciata di singoli, troverete una struttura coerente articolata in momenti (come un viaggio sonoro), una sorta di concept album, per rappresentare il percorso di Chiara in primis in quanto persona: voleva capire innanzitutto quale tipo di donna volesse essere ed era consapevole che la cantante sarebbe arrivata di conseguenza. Voleva eliminare tutte le sovrastrutture che si era costruita addosso e la musica ne ha beneficiato: niente elettronica, decisamente in controtendenza rispetto al quasi 100% delle produzioni di oggi.

Questo disco è molto autobiografico, in cui Chiara si è messa in gioco anche molto come autrice… tolte le barriere, si trova «la paura di non essere capita per come sono». I testi ruotano attorno a tutto questo: la paura dell’ignoto e la bellezza delle sfumature, che rendono speciale una persona (in Chiaroscuro); la volontà di guardare avanti, facendo tesoro delle esperienza trascorse, ma senza la confusione del passato – basta vedere la copertina del disco (“guarda quanto vento ci ha spostato, ma il futuro è un passo dal passato, questo minuto è il centro di gravità, rimani sveglio almeno adesso” canta in Grazie di tutto); l’amore che coincide con i brani più “forti” Buio e luce e Quel bacio; la spensieratezza nel parlare della propria esperienza dopo il talent, piuttosto burrascosa e confusionaria, in Fermo immagine (“alla fine della corsa non serve la velocità“).

Uno stuolo di giovani e affermati autori (Virginio, Daniele Magro, Marco Guazzone, Giovanni Caccamo, Stefano Marletta ed Edwyn Roberts) per realizzare un disco garbato, diretto e sincero. Un passo in avanti è stato fatto, anche se probabilmente le vendite non lo valorizzeranno… ora non deve fermarsi e mettere ancora più in risalto i colori della sua voce.

6 thoughts

  1. Chiara in questo suo disco si è rivelata. Ha rivelato la sua natura musicale, sia come interprete che come autrice, senza più alcun timore per le graduatorie e le vendite, ma solo con l'obiettivo di fare arte. A dire il vero, anche nei cd precedenti, pur se meno marcata, si è sempre visto l'esigenza di proporre buona musica e testi intelligenti ad un pubblico in parte disabituato alla qualità e consumista frettoloso di brani facili. La sua più che una nuova veste, è l'evoluzione di una sensibilità artistica raffinata e profonda che,come ogni linguaggio nuovo, si imporrà proprio perchè in controtendenza all'andazzo generale. Chiara ha molto da dire anche come artista a 360 gradi e chi è del mestiere davvero lo ha capito subito, aldilà dei suoi mezzi vocali eccezionali che già da soli, valgono una carriera brillantissima. SONO TOTALMENTE D' ACCORDO CON L'ARTICOLISTA.

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  2. grazie mille per il commento e per aver apprezzato l'articolo 🙂 a dire il vero, ho trovato il primo disco molto al di sotto delle aspettative, un po' opaco e fatto di fretta per sfruttare la partecipazione al Festival. Qui ho ritrovato la Chiara di X Factor, con arrangiamenti raffinati e la voce messa in primo piano

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  3. ovviamente il primo cd è stato frutto di una operazione frettolosa, ma alcune perle c'eranoanche là, personalmente ho apprezzato molto le due song del primo SANREMO e il duetto con la Mannoia. Certamente ora siamo su altri livelli, ma questo è inevitabile, la maturità e il lavoro artistico sono molto più evidenti e anche il secondo cd conteneva dei brani bellissimi che sono stati troppo sottovalutati e poco diffusi, ma che meritavano la hit.

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  4. a me il futuro che sarà non piaceva molto, la preferisco in altri lidi 🙂 per il secondo disco siamo d'accordo, infatti non mi capacito del fatto che non abbia avuto successo… che valore dai, qualcosa resta sempre, il senso di noi, siamo adesso. ce n'era da raccontare!

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  5. Il primo commento a questo blog lo lascio per un articolo su un'artista che non seguo e che conosco poco, ma è doveroso. Quando un blog ti incuriosisce e ti fa ascoltare musica nuova, per quel che mi riguarda, vuol dire che è sulla strada giusta. Per cui, eccomi qui. Credo che sia un bel disco, mi ritrovo con molte delle tue considerazioni. “Grazie di tutto” è probabilmente la mia preferita ed avrei segnalato le tue stesse frasi, perché hanno colpito anche me. Ci sono anche altre tracce che spero di sentire in radio, anche perché è un cd che va ascoltato bene sia nelle musiche che nei testi. Al prossimo articolo!

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