Federica Abbate ha finalmente debuttato con il suo primo album da cantautrice Canzoni per gli altri. La maturazione personale diventa coraggio di esporsi, di vivere l’esperienza da artista da protagonista. L’ho raggiunta telefonicamente per un’intervista, una lunga chiacchierata tra progetti e il racconto della sua evoluzione come artista.

Federica Abbate pubblica il suo disco di debutto Canzoni per gli altri (acquistalo qui) il 22 settembre per Carosello Records/Epic. Un progetto che raccoglie molte collaborazioni, tra le più importanti Elisa, Alessandra Amoroso, Francesca Michielin, Franco126 e Mr.Rain. Songwriter album che esplora i mondi originati dalla penna versatile dell’artista, già autrice multiplatino, primo traguardo di un percorso iniziato anni fa e passato per Sanremo Giovani (2018 e 2019) per cesellare un’immagine da assoluta protagonista della musica italiana. Voce e stile originali e riconoscibili, crepuscolare nelle atmosfere ma incisiva nelle intenzioni, la cantautrice brilla nelle ballate (spiccano quelle con Elisa e Alessandra Amoroso) e stupisce nelle collaborazioni con Franco126 e Ana Mena, su un brano soul di ispirazione brit.
Il 26 novembre Federica sarà anche protagonista di una data evento in Santeria Toscana 31 a Milano dove porterà sul palco la sua nuova musica. Acquista i biglietti. Ha anticipato l’uscita del disco Canzoni per gli altri il brano omonimo feat. Elisa, uscito venerdì 8 settembre. Il singolo è inserito nella playlist Spotify Inchiostro Power Hits. Seguila qui.
Ho raggiunto Federica telefonicamente per un’intervista, per parlare del progetto e più in generale del percorso di evoluzione che l’ha portata alla pubblicazione dell’album.
L’intervista a Federica Abbate per Canzoni per gli altri
Ciao Federica, ben trovata su Inchiostro Sonoro, piacere di conoscerti! Intanto complimenti per il debutto, finalmente il primo album da cantautrice. Come stai?
Grazie Riccardo! Ebbene sì. Guarda, a parte il febbrone che mi ha raggiunta, in realtà molto soddisfatta perché è stato un lavoro molto complicato e lungo, era un’operazione ambiziosa. Avevo la volontà di unire queste mie due anime, quella da autrice e quella da cantautrice, perché per tutta la vita mi hanno sempre detto “Ma scrivi canzoni per gli altri o per te?”, “Sei autrice o sei cantautrice?” e alla fine io sono entrambe le cose, questa è la verità. Scrivo canzoni per me e per gli altri e in questo disco desideravo farlo contemporaneamente. Quindi è stata un’operazione lunga e complessa. A livello di scrittura ho impiegato poco tempo in realtà, sono stata molto istintiva e non volevo ragionare troppo. Quando fai l’autore invece ragioni tanto perché hai mille paletti all’interno dei quali ti devi inserire. In questo primo album invece avevo il desiderio di mollare le redini, essere libera senza stare troppo a misurare ogni cosa. Mettere poi in bolla le collaborazioni, i dieci ospiti e le loro tempistiche e la produzione è stato più complicato perché è la parte di cui sono proprio meno padrona, l’ho imparata strada facendo.
Quanto è difficile per un autore oggi, anche se ha all’attivo un palmarès ricco di certificazioni invidiabile, far coesistere la carriera da cantautore? È il tuo caso, ma penso anche al tuo collega Tropico (Davide Petrella n.d.r.).
È difficilissimo, soprattutto far capire agli addetti ai lavori che tu puoi anche cantare oltre che scrivere. Quando qualcosa è difficile da incasellare in dei confini, tendenzialmente è difficile da definire. Quindi io e Tropico siamo un po’ questo, siamo sia autori sia cantautori. Poi è strano, perché in America è una cosa ben accettata, non ci sono problemi, invece in Italia il fatto di non avere dei confini netti rende più complesso far capire la figura. Infatti per me Canzoni per gli altri è una sorta di manifesto, una chiusura del cerchio: è possibile fare entrambe le cose anche se la mole creativa delle due strade ha effetti sulle tempistiche, perché banalmente non ho scritto solo questo disco ma anche tanti altri. Poi, parlo per me, credo che la scrittura sia il mio più grande talento, è una cosa che mi viene più facile. Viceversa tutto quello che ruota attorno alla canzone l’ho dovuto imparare strada facendo: imparare a stare sul palco, imparare a comunicare, farmi delle foto, utilizzare i social nella maniera corretta. Una persona dà per assodato che se uno è un autore di successo, beh allora è anche un cantante di successo. Non è così, sono due figure completamente diverse, ho dovuto imparare tanto in questi anni. Mi sono prima approcciata in maniera timida fino ad arrivare qui dove ho detto “Adesso lo faccio sul serio”.


Timida ma non troppo, perché a me per esempio le tue apparizioni a Sanremo Giovani son piaciute moltissimo, sia quella con Finalmente (2018 n.d.r.) sia quella dell’anno successivo con I sogni prima di dormire.
Grazie! Credo che non fossi totalmente pronta ad affrontare quest’avventura. Invece probabilmente anche maturando come donna, crescendo, mi sono proprio convinta di come le paure ti rovinino (sviluppa il concetto anche nel brano Scrivimi con la tua voce, n.d.r.). Alla fine mi son detta che non è una gara di canto. Spesso anche solo avere il peso di tutte le certificazioni, come dicevi prima, è tosta perché tutti si aspettano dei miracoli da te, quando in realtà (in quell’occasione, a Sanremo Giovani) stai imparando delle cose. Stavo imparando a gestire l’ansia di stare sul palco, perché per me era complicato, cosa di cui adesso mi sono liberata. Ho trovato proprio piacere di godermi il palco, ma all’inizio per me era difficile perché venivo da un altro habitat. Mi metti in uno studio di registrazione e mi sento a casa, se mi mettevi su un palco mi sentivo a disagio. Pian piano ho imparato ad amare anche la parte live, di condivisione di queste canzoni e non solo della scrittura.
Sì, penso che per un artista un percorso così come il tuo, un passo alla volta, sia anche più gratificante perché guardando indietro riesci ad apprezzare di più quello che raggiungi.
È anche strano se ci pensi, pian piano c’è stata una maturazione graduale, ho imparato quello che mi serviva e, forse, ho anche capito meglio cosa volevo realmente scrivere in questo album.
Prenderei la palla al balzo per parlare del disco, partendo dalla copertina. Ci sei tu insieme a nove personaggi che rappresentano le canzoni. Com’è nata l’idea della foto e quale significato vuole trasmettere?
La foto è stata scattata da una fotografa bravissima che si chiama Claudia Campoli, veramente meravigliosa. L’idea era stavolta, innanzitutto, di metterci la faccia, mentre in In foto vengo male (il suo primo EP, 2018 ndr) e primo timido tentativo da cantautrice ancora nel bozzolo non mostravo il viso. Qui c’è il mio viso, c’è una posa convinta, mi sento bella e fiera. Ho imparato ad apprezzarmi, c’è stato un salto prima di tutto umano, di crescita personale. Poi ci sono questi nove personaggi che sono le canzoni. Ognuno di loro ha un oggetto che rappresenta metaforicamente una canzone: il bicchiere di ghiaccio Grandine, l’ombrello La pioggia prima di cadere. Un’idea semplice ma racconta cos’è l’album.
Provando ad interpretare la copertina, sembrerebbe come se le canzoni, una volta uscite dalla tua penna, trovino la strada nel mondo a prescindere da te. Sei tu in mezzo a loro, ma non ti guardano.
Guarda, io ho un ego molto piccolo in realtà, fa ridere questa cosa perché di solito l’artista tende ad avere un ego abbastanza spazioso. Credo che anche questo mi abbia fatto rallentare tanto nel fatto di tirarmi fuori io come artista, perché non avevo questa esigenza di emergere io Federica. Avevo proprio l’esigenza di cantare queste canzoni, che parlassero loro per me, anche se poi ho capito che io in realtà sono il loro veicolo ed è importante che io ci sia ed è importante che io sia centrale. Sono la loro voce e il loro corpo. Per tutti questi anni non mi è mai pesato dare luce ad altri e pensare solo alle canzoni. Questa volta però avevo bisogno di tenerne qualcuna per me.
In questo senso, mi viene in mente un’intervista di Ermal Meta di qualche anno fa. All’inizio ha avuto un percorso simile al tuo. In quell’occasione aveva dichiarato di aver deciso di smettere di fare l’autore perché soffriva nel vedere parti di sé “raccontate” da altri. Tu invece che rapporto hai con le canzoni?
In realtà differenzio tanto la mia scrittura, nel senso che quando scrivo per me faccio come quando scrivo per altri: sto molto attenta alla mia vocalità e tendenzialmente vado anche più libera, sono ancora più ginnica. Tante cose che do ad altri non sono adatte a me, Amore e Capoeira non avrei avuto il physique du role per cantarla. Non sono io, però è una canzone che ho scritto e adoro. Così come tante altre canzoni che ho dato ad altri, non l’ho fatto perché non mi piacevano ma perché erano il vestito perfetto per qualcun altro. Quindi non ho mai sofferto per quest’abbandono. Quando invece escono canzoni che sento mie, me le tengo, sono canzoni che spesso parlano tanto di me anche nei testi. “Non lo sai quante notti ho passato a parlarti, scrivendo soltanto canzoni per gli altri” chi poteva cantarla, io. Ho separato molto le cose.
Tornando al progetto, sono presenti tanti ospiti a partire da Elisa, che hai scelto per dare il via a questo racconto. Con lei canti la title-track del disco e affermi che “non sono soltanto canzoni per gli altri”. Come hai detto prima suona come il tuo manifesto, che significato ha?
Lo dico come risposta perché spesso la domanda è “Ma nelle canzoni che scrivi per gli altri, parli solo di qualcun altro, ti metti totalmente nei panni dell’altro o in realtà c’è una parte di te?”. In realtà la risposta è metà/metà. Nel senso che, quando scrivo per altri, chiaramente parto dalla mia esperienza e, a volte, il paradosso è che sfogo anche cose che non dico a nessuno. Non cantandole io, ci inserisco anche pezzi di me che spesso non racconto ad altri e che non saranno ricollegati a me. Il nucleo centrale è sempre personale, poi parole e melodie vengono riadattate a seconda della voce che le canterà.
Questa non è una domanda ma è più una considerazione. Ascoltando d’un fiato l’album, al primo impatto si sente una certa varietà di generi, però prestando una maggiore attenzione si percepisce che, in realtà, sei riuscita a portare i suoni e i colori degli ospiti nel tuo di mondo. Penso, ad esempio, al brano che interpreti con Ana Mena, non propriamente un brano latino nel suo stile. È segno questo, secondo me, di una grande identità musicale.
Ti ringrazio. Canzoni per gli altri è un songwriter album, nel senso che mette al centro non tanto Federica quanto la sua penna, cioè la mia scrittura che è anche abbastanza variegata. Come ti dicevo all’inizio, non mi sono posta dei limiti. Ho deciso che la mia scrittura poteva andare liberamente dove voleva. Le nove canzoni vanno a toccare dei mondi diversi e da sole hanno richiamato gli ospiti, dieci compagni di viaggio che hanno completato il quadro.
Apri l’album con la title-track che è molto identitaria di chi è Federica oggi e chiudi il percorso del disco con Sogni prima di dormire, già presentata a Sanremo Giovani, che rappresenta quindi il passato ma anche una sorta di porta sul futuro. Che valore assume questa canzone oggi per te? E qual è il tuo “sogno prima di dormire”?
Per me questa canzone aveva un enorme valore proprio per l’esperienza che mi ha dato, infatti volevo assolutamente inserirla. Chiaramente l’ho un po’ svecchiata nell’arrangiamento, l’ho rielaborata, però per me è molto bella e non volevo lasciarla indietro. È stato un momento importante (il passaggio a Sanremo Giovani 2019 n.d.r.) perché noi oggi parliamo sempre delle vittorie, di numeri uno, primi posti, certificazioni, poi alla fine quello che ci fa crescere di più nella vita sono le sconfitte. È anche bello poter dire “mi porto questa cicatrice addosso, ma sinceramente non me ne vergogno e ne vado orgogliosa” perché da quel Sanremo, se vuoi, ho avuto una batosta, ma allo stesso tempo mi sono fatta un esame di coscienza, mi è servito per migliorarmi come cantautrice. È importante dirlo senza vergogna, è bello perdere ed è bello vincere dopo aver perso e aver imparato qualcosa. Ne vado fiera e l’ho inserita alla fine proprio perché per me, come dicevi, è una chiusura del cerchio ma anche un’apertura verso il futuro.
I sogni cambiano a seconda dei momenti della vita, in questo momento sicuramente quello di poter un giorno partecipare io, come interprete di una mia canzone, al Festival di Sanremo.
Ed è in vista?
No, in questo momento no, sono concentrata sul disco e sul percorso live. Inizia a esserci una storia scritta che, magari, mi darà la possibilità di chiedere quest’opportunità.
Dalla prima volta in cui ti ho ascoltata, ti ho subito associata a Sia (cantautrice internazionale, Chandelier, Cheap Trills n.d.r.) non solo per la voce ma anche per il tuo modo di scrivere che trovo molto ritmico. Quali sono le tue influenze?
Sono molto anni Novanta, quindi sicuramente Dido è stata fondamentale, soprattutto il suo primo disco che è meraviglioso e il duetto con Eminem (Stan). Poi anche MØ è uno dei miei riferimenti.
Tutte artiste che hanno sposato il cantautorato con uno stile un po’ più urban, contemporaneo.
Sì, urbano. Anche per l’ambiente in cui sono stata immersa, quando sono approdata al pop a 22 anni ho iniziato a scrivere ritornelli delle canzoni rap. Quindi comunque il mondo urbano mi ha contaminata tantissimo e si sente, è un pop con delle sporcature scure, un po’ più ritmiche.
A bruciapelo, una canzone delle tue da autrice che avresti voluto cantare? Domanda dai lettori del blog, un cantautore o cantautrice con cui ti piacerebbe collaborare in futuro?
A me piace tantissimo Due, portata a Sanremo da Elodie, canzone che ho amato tantissimo e sono stata felicissima che l’abbia portata su un palco così importante. Però è una canzone che mi piaceva molto, avrei potenzialmente potuto cantarla. Sono felicissima che l’abbia fatto lei.
Un cantautore con cui mi piacerebbe collaborare è sicuramente Tiziano Ferro. Essendo nata negli anni Novanta, lui era il mio idolo quindi sarebbe meraviglioso.
Prima di chiudere, sarai alla Santeria Toscana (Milano) per il tuo concerto il 26 novembre. Cosa deve aspettarsi chi verrà a vederti? E saranno previste date anche in altre regioni?
Per ora è una sola data evento a Milano, però credo che da lì capiremo come organizzarci per andare anche in altri luoghi. Chi verrà a vedermi deve aspettarsi che ci divertiremo tantissimo, canteremo a squarciagola e sarà una grande festa. Io veramente ho il desiderio e il piacere di cantare queste canzoni con le persone che le hanno ascoltate e che, in qualche modo, mi accompagnano in questo viaggio da ormai tanti anni. Quindi sicuramente un’ondata di emozioni e di divertimento.
Ti ringrazio per la bella chiacchierata e ti faccio il mio in bocca al lupo per questo nuovo inizio!
Daje, grazie di cuore!
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Tracklist e ospiti di Canzoni per gli altri
- Canzoni per gli altri (feat. Elisa)
- Sorry (feat. Nashley)
- Grandine (feat. Alessandra Amoroso)
- Tra una canzone e l’altra (feat. Franco126)
- Scrivimi con la tua voce (feat. Ana Mena)
- A capo il mondo (feat. Francesca Michielin)
- Doppio nodo (feat. Fred De Palma, Emis Killa)
- La pioggia prima di cadere (feat. Mr.Rain)
- Sogni prima di dormire (feat. Matteo Romano)




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