Tra dispositivi di protezione dell’udito, prevenzione dell’acufene, nuove consapevolezze e moda. Un po’ di storia, di fisica e di medicina riveleranno che la musica è cambiata ma anche il nostro modo di ascoltarla.

“Sono stato ad un concerto ed ora mi fischiano le orecchie!”. Il “fischio alle orecchie” in gergo tecnico viene chiamato acufene o tinnito ed è un sintomo che può essere la conseguenza all’esposizione ad un rumore eccessivo; più comunemente è transitorio e la sua durata può essere variabile da poche ore a giorni, tuttavia a volte può cronicizzarsi. Non a caso diversi professionisti della musica ne soffrono o ne hanno sofferto, alcuni di loro hanno condiviso le loro esperienze personali con il pubblico: esempi celebri sono Caparezza per la musica italiana, Ozzy Osbourne, Bono Vox, Phil Collins nel panorama internazionale, ma la lista è tristemente più lunga. Quando ci accorgiamo di un acufene, dopo un evento musicale, siamo di fronte ad un primo indizio che per le nostre orecchie l’esposizione al rumore, in termini di intensità e durata, è stata eccessiva.
“Come? Che hai detto?”
Usciti dal locale non riusciamo più a comprendere le parole delle persone a pochi centimetri da noi, a meno che non alzino la voce; una situazione estremamente comune, che però deve accendere un campanello d’allarme. Come l’acufene, anche la perdita di udito o ipoacusia è un sintomo che, quando legato all’esposizione al rumore, può essere transitorio (più comunemente) o permanente; più alto è il volume e più lunghe e frequenti sono le esposizioni nel tempo, più alta sarà la probabilità di un danno severo e irreversibile.
La musica è una forma d’espressione affascinante e sorprendente, a volte però l’esposizione incontrollata a suoni con volumi eccessivi può rappresentare un pericolo insidioso per le nostre orecchie. La musica fa parte della società umana dai suoi albori e crea spazi di condivisione e di crescita, è un linguaggio praticamente universale e affonda le sue radici nella storia ma anche nei nostri ricordi. Se da un lato il contenuto delle canzoni viene veicolato attraverso il testo, o parte del ritmo può essere percepito attraverso la sensazione tattile data dalle vibrazioni, l’udito è la porta d’ingresso principale, il senso che permette la trasformazione di onde sonore in musica. L’invenzione del microfono, la diffusione di strumenti elettronici e dell’amplificazione hanno segnato senza ombra di dubbio un cambiamento epocale nella musica (e non solo) a partire dal secolo scorso, esponendo tuttavia l’audience a volumi senza precedenti.

L’ipoacusia è una disabilità molto diffusa negli anziani ma purtroppo in crescita anche nei giovani e giovanissimi. Esistono innumerevoli cause che possono provocare disturbi dell’udito e tra queste rientrano i danni acuti e cronici dall’esposizione al rumore; quindi, purtroppo anche abitudini che ormai fanno parte della quotidianità come frequentare festival, concerti, discoteche o ascoltare musica in cuffia sono attività potenzialmente a rischio. Fortunatamente esistono piccoli accorgimenti per proteggere le nostre orecchie senza privarci dell’ascolto della musica che amiamo.
L’unità di misura dell’intensità sonora è il deciBel (dB) e, per convenzione, può essere tarata sulla soglia uditiva di una persona con un udito nella norma. Per intenderci a 0 dB può corrispondere il suono più flebile udibile, a 60 dB il volume di una normale conversazione faccia a faccia, intorno a 80-85 dB possiamo collocare ad esempio il rumore di un asciugacapelli che, con esposizioni prolungate, potrebbe già di per sé causare disturbi transitori o permanenti dell’udito. Se in un locale siamo costretti ad alzare tanto la voce per farci sentire è molto probabile che la musica raggiunga e superi gli 85dB. Oltre i 90 dB siamo in una zona ancora più rischiosa per il nostro udito. Con delle normali cuffiette al massimo volume potremmo raggiungere addirittura i 100-110 dB, lo stesso vale per discoteche e concerti rock dove si raggiungono picchi anche di 120 dB, ovvero la soglia del dolore, inutile dire che a 120dB le probabilità di un danno immediato all’udito sono alte.
Sino al 1972 il concerto più rumoroso mai eseguito, con tanto di certificazione come “globe’s loudest band” sul The Guinness Book of World Records, fu attribuito ai Deep Purple al London Rainbow Theatre con il raggiungimento di 117 dB misurati. Record ripetutamente superato sino al 2008 quando la rock band svedese Sleazy Joe raggiunse i 143.2 dB (il rumore di un jet all’accensione dei motori) ad un concerto a Hässleholm che le valse il titolo di “loudest of the loud”, primato che per sua sfortuna non corrispose al successo planetario ottenuto dai predecessori.
Che i musicisti non siano immuni all’esposizione al rumore è ormai appurato. Essendo l’orecchio fondamentale per lo svolgimento della loro professione, è praticamente la norma osservare indosso ai performer dei particolari dispositivi detti in-ear monitor: speciali tappi su misura in grado di attenuare il rumore ambientale e, allo stesso tempo, grazie ad un piccolo amplificatore interno di riprodurre il suono in arrivo direttamente dal mixer, fungendo da spia; in questo modo l’esperienza sul palco, oltre che ideale per l’esibizione, è sicura per l’udito. Sempre più spesso l’in-ear monitor viene personalizzato in base all’artista e all’esibizione costituendo un vero e proprio oggetto di scena.




Alcuni screenshot televisivi dalle esibizioni di Mahmood, Alfa, Annalisa, Santi Francesi e Skin al Festival di Sanremo 2024 in cui è possibile osservare degli in-ear monitor indossati dagli artisti. Gli in-ear monitor di Mahmood sono stati trasformati in veri e propri gioielli grazie ad una copertura dorata. I Santi Francesi invece non essendo presenti contemporaneamente sul palco nella formazione della serata cover (Alessandro De Santis canta insieme a Skin) hanno sfruttato gli in-ear monitor per portare sul palco anche il secondo elemento del duo con una nitidissima scritta “Mario” bianca su sfondo nero a ricordare Mario Francese (l’avevate notato?).
“Andare ad un concerto con i tappi nelle orecchie non è un controsenso? Come posso fare per proteggere l’udito?”
Abbassare i dB è la soluzione più intuitiva, ma esistono tanti modi per abbassare il volume. Il problema principale, quando vogliamo ascoltare o fare musica noi stessi, è il mantenimento della qualità dell’audio. Parlare di “tappi per le orecchie” in tempi moderni è limitante. Un ascoltatore che frequenta un concerto difficilmente paga il biglietto per ascoltare una versione ovattata e confusa dell’artista sul palco. Anche se posizionarsi a debita distanza dalle casse può essere una buona idea spesso, soprattutto negli ambienti chiusi, non è sufficiente per proteggersi. Diverse aziende high-tech, audioprotesisti e produttori di accessori per musicisti hanno cercato di risolvere il problema ideando soluzioni su misura per ogni orecchio e per ogni portafoglio, recentemente prestando attenzione anche al lato estetico. Un risvolto interessante legato all’utilizzo di tappi progettati per l’ascolto di musica è che in certi casi la qualità del suono percepito risulta addirittura meno distorta e più gradevole.
Alcuni dispositivi di protezione auricolare sono appositamente progettati per l’ascolto di musica dal vivo. Esistono un’infinità di brand e tipologie di filtri auricolari, ma prima di procedere ad un acquisto ci sono alcuni accorgimenti che possono subito aiutarci a scegliere il prodotto più adatto alle nostre esigenze. Generalmente la differenza tra i classici tappi per le orecchie in spugna, schiuma poliuretanica o cera consiste nella presenza di un piccolo foro all’interno del tappo dove viene alloggiato un filtro per l’attenuazione dell’intensità del rumore.
Alcuni tappi, come ad esempio quelli disponibili a questo link https://amzn.to/3waGQ33 vengono forniti con più set di filtri intercambiabili con diversi gradi di attenuazione del rumore e possono essere adeguati alle diverse situazioni. Ritengo sia un valore aggiunto, soprattutto per chi intende valutare un primo utilizzo di questo tipo di dispositivi, perché consentono di esplorare le diverse possibilità di attenuazione per trovare quella più comoda. Può essere utile anche valutare i prodotti che forniscono tappi di misure diverse nella stessa confezione, così da scegliere la più confortevole in base alla forma del proprio condotto uditivo. Generalmente i tappi in silicone sono molto morbidi e una misura va bene quasi per tutti; la dimensione va rivista se il tappo non entra o causa dolore quando in sede oppure se non occlude completamente o sprofonda con troppa facilità rischiando di incastrarsi.


La consapevolezza dell’importanza nella protezione dell’udito durante i concerti è in crescita, da un lato grazie all’aumento delle evidenze scientifiche a favore dell’utilizzo dei tappi auricolari come prevenzione di ipoacusia ed acufeni, dall’altro grazie alle iniziative che permettono di sensibilizzare il pubblico, sino agli articoli divulgativi. Il fatto che il mercato di tappi pensati per l’ascolto di musica dal vivo si stia arricchendo di alternative è probabilmente indice di una crescente domanda.
Spulciando sul web ho trovato molto interessante il fiorire di proposte originali con la caratteristica di essere accessori da esibire oltre che dispositivi di protezione, un esempio al link tra parentesi (https://amzn.to/3UqDX8s). La doppia finalità, di protezione ed estetica, dei tappi per concerti ha recentemente guadagnato l’attenzione di diversi osservatori, non solo per il miglioramento della tecnologia di attenuazione ad alta fedeltà ma anche per l’aspetto futuristico e chissà, forse presto, alla moda. Una storia che per molti versi ricorda quella degli occhiali da sole, più celebri “cugini” dei tappi per le orecchie che forse stanno trovando il loro meritato spazio proprio in questi anni.


Se pensate di avere un disturbo dell’udito non esitate a rivolgervi ad uno specialista in Otorinolaringoiatria o in Audiologia e Foniatria per l’inquadramento del problema e la ricerca di una soluzione adeguata.
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