Diodato ‘Un atto di rivoluzione’: a cosa serve condividere un’emozione

Diodato pubblica il singolo Un atto di rivoluzione che accompagna il suo primo tour nei teatri. La vera rivoluzione è l’empatia.

Diodato Un atto di rivoluzione

Diodato pubblica il nuovo singolo Un atto di rivoluzione (disponibile qui) in radio e streaming da venerdì 4 ottobre per Carosello Records, secondo inedito che segue la pubblicazione dell’album Ho acceso un fuoco (acquistalo qui autografato) registrato in presa diretta. A fine giugno è stata la volta di Molto amore, che racconta l’emozione della condivisione, dopo la fortunata partecipazione al Festival di Sanremo 2024 con Ti muovi.

Il cantautore è attualmente in tour per la prima volta nei teatri più suggestivi d’Italia. Qui il calendario completo e i biglietti.

Il singolo è inserito nella playlist Spotify Inchiostro Summer Hits. Seguila qui.

LEGGI IL REPORT E GUARDA IL VIDEO DEL CONCERTO DI DIODATO A TEATRO

Il video di ‘Un atto di rivoluzione’ – Diodato

Il significato di Un atto di rivoluzione

Nel brano che porta la sua firma, Diodato si interroga sul senso e l’incisività della propria azione di essere umano pensante, pacifico sì ma anche dissidente, e di artista che negli anni ha sempre posto l’emozione umana, l’empatia, il sogno, l’utopia e la poesia del reale al centro della propria produzione musicale. A cosa serve una canzone, a cosa serve raccontarsi un’emozione? In questi tempi caotici, indifferenti, popolati dallo strazio delle guerre, dalle incertezze e dalle sfide del prossimo futuro, indagare sulle nostre emozioni, sulle fragilità e paure e provare a condividerle con qualcuno è ancora un atto rivoluzionario che aiuta a ritrovare quel senso di umanità che sembriamo aver perduto.  

La rivoluzione gentile di Diodato passa da questo brano, una ballata crepuscolare avviata da un incipit di archi che dà all’atmosfera i colori dell’alba. Una riflessione sul valore dell’arte e sul ruolo che gioca nel costruire la società “a cosa serve tutto questo immaginare” diventa una provocazione. A cosa serve l’arte? Un atto di rivoluzione è un dialogo tra due interlocutori che hanno due modi opposti di vedere e vivere lo stesso spaccato di mondo, che poi è quello attuale intriso di grigiore e rabbia: uno sopraffatto si abbandona al disincanto e non trova rifugio neppure nella spiritualità, l’altro si mette in discussione e cerca le sue risposte nella condivisione dell’esperienza. Musicalmente la canzone gioca su questi due piani, i toni sommessi accompagnati da pochi tocchi di piano delle prime due strofe (notevole lo sfumato del finale della seconda strofa a rendere la fatica della sofferenza) lasciano il posto a un ritornello che riempie di luce il significato dell’esistenza.

“Lo so, sono soltanto altre parole… Ma forse raccontarsi un’emozione è ancora un atto di rivoluzione” e un crescendo struggente che esplode di bellezza in un tripudio di archi ed elettronica a dare pienezza di senso: in questo tempo che ci piega all’egocentrismo, che marca le differenze per creare divisioni, Diodato chiama in soccorso la filosofia per ricordarci che siamo tutti esseri umani, simili. A cosa serve l’arte? A cosa serve una canzone? A condividere un’emozione, a capirsi negli occhi e nella voce degli altri, a cambiare lo sguardo per accorgersi del bello che abbiamo intorno. La scrittura diretta del cantautore, unita alla sua voce limpida, riesce a trovare l’antidoto al solipsismo imperante: l’empatia. L’arrangiamento elegante non lascia nulla al caso, segue l’intenzione e non teme i silenzi che danno pienezza di senso. Tassello dopo tassello, il percorso di Diodato punta al cuore delle emozioni.

«Perché siamo qui? La risposta è semplice e forse anche per questo così difficile da accettare. Vogliamo emozionarci, vogliamo continuare a sentire, vogliamo condividere, raccontarci, stringerci attorno al fuoco e riconoscerci per ciò che davvero siamo. È ciò che da sempre mi guida, è ciò che mi ha aiutato a capire chi fossi, a capire gli altri, a provare a mettermi nei loro panni, a rispettarli. Potrà sembrare banale ma, ancor di più oggi, è per me un atto di rivoluzione».

Diodato sul significato del brano e della tournée

Il primo tour nei teatri 

Dopo il successo delle date estive in alcune delle location più suggestive della penisola e della data zero al Teatro Moderno di Grosseto, Diodato dal Teatro Petruzzelli di Bari ha dato ufficialmente inizio al suo tour – prodotto e organizzato da Magellano Concerti  che lo porterà per la prima volta a esibirsi sui palchi dei principali teatri italiani con ventuno intensi show, di cui diciassette già sold out. Qui il calendario completo e i biglietti.

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© Alessandro Treves

Il testo di Un atto di rivoluzione

Che fine ha fatto Dio
o l’eminenza spaziale
forse sta dietro la Luna
e resta lì a guardare
ché ormai non sa più che fare
ormai non sa più che farne
di noi

Dici va bene lo stesso
che si può sempre sognare
ti prego spegni la luce
non voglio più pensare
smetti di immaginare
a cosa serve tutto questo immaginare
è troppo tardi adesso per ricominciare

Lo so sono soltanto altre parole
disperse tra miliardi di persone
ma forse raccontarsi un’emozione
è ancora un atto di rivoluzione

Davvero serve il male
per definire il bene
basta far finta di niente
e poi espiare le pene
ché non c’è niente che tu possa fare
siamo animali incapaci di imparare
è troppo tardi adesso per ricominciare

Lo so sono soltanto altre parole
disperse tra miliardi di persone
ma forse raccontarsi un’emozione
è ancora un atto di rivoluzione

Ché non è vero che sei il solo
non è vero
non è vero che sei solo
non è vero

Lo so che questa è solo una canzone
davanti a un grande muro di dolore
ma forse raccontarsi un’emozione
è ancora un atto di rivoluzioneMa forse anche cantare un’emozione
è ancora un atto di rivoluzione

Diodato Un atto di rivoluzione cover
La cover di ‘Un atto di rivoluzione’ – Diodato

Author: Riccardo Meloni

Quando non ho le cuffie o non sono in transenna per un concerto, scrivo. Tra una recensione e un report, sono un insegnante di Lettere.

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