Kismet, la recensione di Fathers: l’eredità dei padri tra atmosfere sospese e nostalgia

I Kismet presentano il loro album Fathers, il disco più intimo e introspettivo della loro discografia. Un viaggio alternative rock attraverso 11 quadri che hanno come soggetto la figura del padre e l’eredità da lasciare ai figli, tra atmosfere sospese e omaggi a Sinatra e ai Led Zeppelin.

Kismet presentano il loro album Fathers, il disco più intimo e introspettivo della loro discografia. Un viaggio alternative rock attraverso 11 quadri che hanno come soggetto la figura del padre e l’eredità da lasciare ai figli. Omaggio anche ai “padri musicali”: figurano nella tracklist due cover ad impreziosire la narrazione, My way (Frank Sinatra) e Whole lotta love (Led Zeppelin), per raccontare l’origine della loro passione. I toni di Fathers si tingono di atmosfere sospese, che rivivono negli arrangiamenti a tratti minimali acustici e folk: l’ispirazione punta a Jar of flies degli Alice in Chains e a band come Mumford & SonsKings of Leon.

Le nuove scelte stilistiche sono state anticipate dal singolo Comeback, manifesto dell’album con un’eco lontana di Jeff Buckley: l’immagine di un poeta alla ricerca della sua “eternità” diventa la metafora di un padre che vuole lasciare la sua eredità al figlio, prima che questo parta alla scoperta di sé (“Noi siamo ciò che abbiamo imparato dai nostri padri” è il tema del disco). Una dichiarazione sentita e trascinante, che coinvolge grazie ad un ritornello che si apre in un crescendo di note e stati d’animo. Malinconia e ricordo, lacrime e interrogativi si intrecciano e creano lo sfondo di molti brani della tracklist come Uncertain stepsA new tomorrow, ballata classica che apre Fathers e parla di perdita: si può trovare la forza di andare avanti solo se si ha il coraggio di attraversare la sofferenza, “con le lacrime e coi sorrisi, i nostri cuori cureranno la tristezza”. La traccia conquista, nonostante l’inizio coinvolgente venga smorzato da un arrangiamento che parte quasi subito in pompa magna.

Voci fuori dal coro nel disco sono Mother’s day Legacy. La prima è l’unico episodio sulla figura materna, tuttavia si innesta perfettamente nel racconto: cambia il punto di vista in questa lettera a Dio, “Lord”, un’invocazione e una richiesta di risposte ai tanti interrogativi sulla fragilità della natura umana. Legacy è invece il solo momento ruvido e dichiaratamente rock, animato da chitarre elettriche effettate e da un canto arrabbiato e liberatorio “A therapy not to forget how pain can kill you”, dimostrazione di come la musica possa essere una terapia in grado di alleviare il dolore “e non per dimenticare”.

I Kismet sono una band attiva sin dagli inizi degli anni 2000 con all’attivo 4 produzioni discografiche e numerosi live tra Italia ed estero: due tour nel Regno Unito come ospiti alla O2 Arena di Londra (Live Fest) e al Lancaster Music Festival, un tour acustico in Germania con Marianne Mirage, oltre a live di supporto per The Pretty Reckless, Prime Circle, Freak Kitchen, DGM Omar Pedrini. Degni di nota sono i numerosi riconoscimenti ricevuti fin dagli esordi, fino alla vittoria dell’edizione 2011 del Tour Music Fest come Miglior Band, premiati da una giuria guidata dal Maestro Mogol nella cornice dello storico Piper Club di Roma. La formazione attuale della band vede Albert Eno alla voce, Crivez e Mirko Stevanin alle chitarre, Otus al basso e Alberto Danese alla batteria.

KISMET table
Kismet – foto promozionale

La tracklist di Fathers:

  1. A new tomorrow
  2. Tears on the lake
  3. Fathers and sons
  4. Uncertain steps
  5. Comeback
  6. Mother’s cry
  7. Acceptance
  8. Dream I made last night
  9. Whole lotta love
  10. Legacy
  11. My way
KISMET Fathers cover
La cover di Fathers

 

 

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