Sanremo 2021: pagelle delle canzoni in gara e video ufficiali

Sembrava impossibile eppure, tra richieste di annullamento e protocolli sanitari serrati, è arrivato finalmente Sanremo. Un Festival nuovo, inedito e senza pubblico, che dal palco reclama a gran voce una ripartenza. La sensazione generale al primo ascolto è che le canzoni scelte quest’anno siano meno immediate rispetto a quelle del 2020.

Il palco del 71° Festival di Sanremo si è illuminato, con la bellissima apertura di Diodato e la sua Fai Rumore vincitrice della scorsa edizione – auspico che diventi una consuetudine quella di far aprire il Fesival al vincitore in carica. Abbiamo potuto ascoltare tutte le prime 13 canzoni in gara degli artisti big. Dalla prima serata spiccano Noemi, Annalisa, Ghemon, Madame e Måneskin. Tanto autotune, tra Fedez, Madame e Fasma soprattutto, ma vado oltre. Dalla seconda serata spiccano La Rappresentante di Lista e Willie Peyote, insieme a Ermal Meta e Malika Ayane. La sensazione è che all’ascolto la platea vuota crei un effetto ovattato che influisce sulla riuscita delle canzoni. Ecco le pagelle e i videoclip ufficiali.

Le pagelle dei brani in gara

La prima serata

Arisa – Potevi fare di più: conservare il ricordo di un amore primaverile invece dell’ostinazione delle macerie di un amore al capolinea. Una ballata disarmante, capace di sciogliere i nodi di un rapporto ormai logorato dal cinismo, e vive del contrasto tra la delicatezza della melodia e della voce e le immagini crude della fine “A che serve una rosa quando è piena di spine”. Canta con una convinzione che non le vedevo addosso da un po’, precisa, concentrata, intensa, dà sfoggio della sua grande capacità interpretativa dal sussurrato della strofa all’esplosione del ritornello. 8 – (video ufficiale)
Colapesce Dimartino – Musica Leggerissima: la musica è davvero la colonna sonora che scandisce i momenti della vita di ognuno di noi e si adatta ad ogni stato d’animo. I due cantautori portano sul palco la loro voglia di leggerezza, di spensieratezza in una fase così buia “Metti un po’ di musica leggera nel silenzio assordante, per non cadere dentro al buco nero che sta ad un passo da noi”. L’indie italiano sposa le sfumature musicali anni Settanta, con un forte richiamo a We are the people degli Empire of the Sun. Mi aspettavo qualcosa in più, a partire dalla struttura del duetto: non c’è dinamica, i due cantano insieme tutta la canzone senza concedersi la bellezza delle armonie. 6 ½ – (video ufficiale)
Aiello – Ora: La ballata classica incontra l’elettronica nella consapevolezza della colpa, sviluppo tematico e musicale di Che canzone siamo, arrangiamento particolare, molto contemporaneo: “mi sono perso nel silenzio delle mie paure” di lasciarsi andare, di aprirsi completamente all’altra persona, la paura è il luogo dell’errore, delle scelte sbagliate. Rimane il ricordo di quello che era e una casa costruita, ma non condivisa. Esibizione non molto riuscita, voce sforzata, a tratti urlata… A risentirne è la comprensione del testo. Peccato, la sua voce andrebbe valorizzata. Il senso di quell’urlo alla fine? 5 all’esibizione / 6 alla canzone – (video ufficiale)
Francesca Michielin e Fedez – Chiamami per nome: chiamarsi per nome per riconoscersi e riscoprirsi nuovi. Canzone pop costruita intorno a un fraseggio rap serrato, a cui si abbandona anche Francesca, tra speranza e nuove consuetudini post lockdown. A mancare è una vera apertura, risulta un po’ monocorde. Viaggerà bene in radio. 7 – (video ufficiale)
Max Gazzè e Trifluoperazina Monstery BandIl farmacista: alchimista o farmacista? Citazione a Frankenstein e theremin a fare da atmosfera, una canzone in pieno stile Gazzè. Ironia sferzante indirizzata all’uomo che crede di avere la verità in tasca, tutte le soluzioni ai problemi della donna. Geniale. 7 ½ – (video ufficiale)
Noemi – Glicine: istantanee di malinconia, il ricordo di un amore che si guarda sparire come le navi dalla spiaggia. Il racconto di una mancanza, del conforto assente di un abbraccio lontano, nella sera. Ritrova il calore del blues nelle note basse delle strofe, senza strafare nel ritornello. Canzone di classe, glamour. 8 ½ – (video ufficiale)
Madame – Voce: “Ma infondo bastava guardarsi dentro più che attorno, sei sempre stata in me e non me ne rendevo conto” un viaggio alla (ri)scoperta di sé, della propria “voce” e l’auspicio che un soffio di fiato possa conservarla pura nel tempo, anche “a cent’anni da me”. Trascinante, istintiva, magnetica, anche l’arrangiamento gioca nel ricreare il senso di spaesamento della mancanza. 8 – (video ufficiale)
Måneskin – Zitti e buoni: continua il percorso musicale iniziato con Vent’anni, sempre più Rock. Bello l’accostamento tra l’elettrica e l’intermezzo degli archi. Diventa forte la volontà della band di conservare la propria identità, quasi un culto dell’unicità, e continuare a sfidare i propri limiti “Con ali in cera alla schiena ricercherò quell’altezzaSono fuori di testa ma diverso da loro”. Hanno infiammato il palco, davvero bravi, giocano un’altra partita. 9 – (video ufficiale)
Ghemon – Momento Perfetto: autodeterminazione consapevole. Prendersi lo spazio che si merita prima che diventi quello di qualcun altro “il fatto che non ti sei mai arreso è un miracolo e va difeso”. Se Questioni di principio era il tempo della meditazione, ora non si scende a patti con la propria identità: non lasciare che siano gli altri a dirti chi sei e chi potrai diventare. Sound elegante e soul che rimane in testa, avvolgente, una delle più orecchiabili della serata. Conquista. 7 ½(video ufficiale)
Coma_Cose – Fiamme negli occhi: canzone d’amore 2.0 riscritta in chiave indie, in cui i tòpoi amorosi (gli occhi veicolo della passione struggente, l’inverno come mancanza) incontrano immagini di quotidianità condivisa. Il brano viaggia davvero bene, piacevole e la loro intesa sul palco (e nella vita) giova all’esibizione. 7 – (video ufficiale)
Annalisa – Dieci: un amore che non vuole finire, nel silenzio dei ghiacciai consuma le sue ultime volte “l’ultima volta è sacra”. Aggrapparsi alla scintilla della passione per tenere viva la fiamma. Una dedica all’amore totalizzante per la musica nell’anno del decennale. Una canzone che segue lo stile urban pop nel fraseggio, più parlato che cantato, con un arrangiamento che incontra comunque i favori dell’orchestra. Lei dal vivo sempre bravissima, unico appunto l’acuto finale che risulta un po’ slegato dalla melodia. 8 – (video ufficiale)
Francesco Renga – Quando trovo te: “quel silenzio dentro fa rumore” un quadro che descrive bene la sensazione di straniamento che abita le città, nell’accostamento destabilizzante tra le luci e gli spazi immensi di solitudine, però la gioia di condividere un luogo sicuro, di ritrovare l’amore che rianima la speranza del futuro. Esibizione fuori fase, la canzone non brilla. Continuo a pensare che per la voce di Renga c’è bisogno di tutt’altro genere di canzoni. 4 all’esibizione 6 alla canzone – (video ufficiale)
Fasma – Parlami: la condivisione è ciò che lega una coppia. Il dialogo diventa l’antidoto al “silenzio innaturale” che sbiadisce l’amore, nella speranza di continuare a crescere insieme. Pop rock dei primi 2000, lui convinto ed emozionante nonostante l’ora tarda. Appassionato. 7 – (video ufficiale)

La seconda serata

Orietta Berti – Quando ti sei innamorato: una macchina, perfetta, l’usignolo della canzone italiana non ha perso il suo smalto. Una romanza dedicata alla grande storia d’amore con Osvaldo. Regina di look, con le conchiglie sul seno già in tendenza. Non ha voluto svecchiare il suo repertorio, è rimasta ferma a una quarantina di anni fa. 6 per la dimostrazione di classe e portamento – (video ufficiale)
Bugo – E invece sì: quando Vasco Rossi diventa lo stile di una vita che si concede di sbagliare, di meritare una seconda possibilità. Non brilla di voce, ma lo sappiamo già. Musicalmente è un omaggio alla canzone italiana anni Settanta. Cantastorie, tra aneddoti e immagini di quand’era giovane. – (video ufficiale)
Gaia – Cuore amaro: cifra latina del cast, un racconto di gratitudine al suo percorso “disordine raro ma ora ci vedo chiaro”. Lei concentratissima come sempre sul palco, affilata e determinata. La strofa è forte, ricca dei colori della sua voce dotata, ma il ritornello si avviluppa su se stesso e non decolla. 7 – (video ufficiale)
Lo Stato Sociale – Combat pop: un po’ Beatles un po’ Black Keys (Lonely Boy). Da collettivo a gruppo vocale, la pluralità di voci un po’ disorienta. Meno ruffiana dell’episodio del 2018, preferisco. Un’invettiva ironica contro la discografia attuale, che invece di creare contenuti promuove pubblicità. Dov’è Lodo? 7 – (video ufficiale)
La Rappresentante di Lista – Amare: la scoperta di questo festival. La mano di Dardust sugli arrangiamenti si sente, per la canzone con la strumentale più ricca, moderna e interessante di quest’anno – mi aspetto un bel piazzamento da loro, se non il colpo alla vetta. La voce della cantante, magnetica si muove tra i piani delle strofe e raggiunge il picco in un ritornello esplosivo, liberatorio. Fare tutto come se vedessi solo il sole canta Elisa, e Veronica si abbandona in un inno alla vita, cascata di possibilità. 9 – (video ufficiale)
Malika Ayane – Ti piaci così: molte delle sue prove migliori le ha presentate proprio sul palco dell’Ariston. Torna quest’anno con una novità per lei, un brano ibrido, un testo che vorrebbe una dimensione intima trova spazio in un’uptempo sofisticata: lasciar andare i giudizi severi e imparare ad amarsi, scoprendosi nuovi. Lei sempre elegante, magnetica, gioca con gli sfumati per aprirsi in un ritornello arioso. A guidare una ritmica accattivante. – (video ufficiale)
Extraliscio e Davide Toffolo – Bianca luce nera: la passione amorosa vista dalla lente della lirica trecentesca: luce e oscurità, vicinanza e mancanza, negazione. Fuori gara, ma piacevole. – (video ufficiale)
Ermal Meta – Un milione di cose da dirti: esibizione impeccabile, coinvolgente e appassionata, davvero bravo nel pregio di chi sa di non dover strafare per portare la propria intimità sul palco. Testo semplice, molto immediato, tra le istantanee dei momenti belli di una storia d’amore: è strano pensare che si tratti del racconto della fine, nella volontà di conservare puro il ricordo dell’amore che è stato. Emozionante, crea un legame diretto con il pubblico. 8 – (video ufficiale)
Random – Torno a te: canzone d’amore con guizzi R’n’B, suona da primi Duemila, giovanissimo e puro istinto. Si sente la passione e lo studio, ma c’è ancora tanto lavoro da fare, a partire dalla tecnica vocale – portare questa canzone è stato un po’ un azzardo. Non lascia il segno. 5 di incoraggiamento – (video ufficiale)
Fulminacci – Santa Marinella: abituato al suo lato più umoristico, spiazza con questo brano malinconico che unisce la melodia sanremese al cantautorato italiano. Una ballata romantica, in cui l’amore diventa voglia di leggerezza e libertà, di non pesare le mosse, di non programmare tutto, ma di lasciarsi andare alla sorpresa degli eventi. Due innamorati alla ricerca di un contatto a Santa Marinella. Testo in pieno stile Fulminacci, melodia un po’ scontata. 7 – (video ufficiale)
Willie Peyote – Mai dire mai (la locura): beat serrato, il rap puro che rivendica il suo valore socio-culturale, incalza come un pugile. Fotografia della situazione in cui versiamo da un po’ di tempo: è tutto talmente veloce che viene lasciato poco spazio alla comprensione… Tutto è moda, per farsi notare basta cucirsi addosso un personaggio, è tutto svuotato di senso. Spazio anche a una stilettata politica, contro l’apertura degli stadi ma non di teatri e cinema. È già una certezza del cast. Ritornello cantilenato che resta incollato al primo ascolto. – (video ufficiale)
Gio Evan – Arnica: una pagina di diario autobiografica, il racconto disarmato di chi si sente sbagliato e il desiderio emozionato di abbandonarsi alla leggerezza di cuore che vorrebbe volare più in alto. Arrangiamento suggestivo, avvolgente. La canzone c’è, l’esibizione un po’ meno… distrae troppo. 6 all’esibizione 7 alla canzone – (video ufficiale)
Irama – La genesi del tuo colore: un brano che racchiude le sfumature artistiche del giovane cantautore, energia robusta tra ritmica, vocoder e chiaroscuri. Un’uptempo che invita a cogliere l’attimo, ogni opportunità che la vita offre, “con una lacrima colora l’anima” e trasformare il dolore in forza per ripartire. Ritmica serrata, quasi una marcia, che detta il beat su suoni dance e archi orientaleggianti. Dispiace per l’accaduto e la quarantena, sicuramente la diretta avrebbe dato una carica maggiore al pezzo. Conquista. 8 – (video ufficiale)

La playlist Spotify con i brani del Festival 🌻⬇

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