Ermal Meta ‘Tribù Urbana’: 11 fotografie lungo il filo che unisce speranza e coraggio – recensione

Ermal Meta pubblica il nuovo album Tribù Urbana dopo il podio di Sanremo 2021 con Un milione di cose da dirti. Undici fotografie della tribù umana che siamo oggi, tra speranza e coraggio.

Ermal Meta Tribù Urbana recensione

Ermal Meta torna con il nuovo album Tribù Urbana (acquistalo qui) dopo il terzo posto al Festival di Sanremo 2021 con Un milione di cose da dirti. Un disco corale che suona libero e coraggioso, undici fotografie per sognare un altrove necessario. Il fischiettìo di una nuova primavera che sboccia apre il disco e ne racchiude il senso più profondo: dopo un anno complesso come quello appena passato, gli occhi vibrano di desiderio di libertà, di voglia di correre verso il sogno di un cielo migliore, di Un altro sole. Proprio Uno apre la tracklist, un brano fresco che ricorda Every teardrop is a waterfall dei Coldplay nelle intenzioni e nei suoni, aria di festa tra percussioni da stadio e campane. L’immagine di “un bambino calcia un pallone oltre il muro” trasmette con forza la necessità di abbattere le barriere che la società ha portato a costruirci, proprio con la purezza di un bambino che non vive di preconcetti ma assapora la vita tra speranza e libertà.

Il cielo crea il legame di vicinanza tra gli uomini “ci separano, ma il cielo è uno” e il sogno di un mondo nuovo sembra possibile, “non c’era nessuno di giusto o sbagliato”, così bello da sembrare reale. Su una melodia che fa eco agli U2, Un altro sole è lo scalpitare di mani che si aggrappano al cielo, la speranza di poter ricostruire una realtà che abbia nel rispetto per l’altro e nella valorizzazione della diversità come unicità le sue fondamenta. E sul filo che unisce speranza e coraggio si muovono i personaggi delle 11 fotografie di Tribù Urbana, come ne Il destino universale: in un dialogo tra generale e particolare, tra racconto e autobiografia, Ermal Meta immortala la fiducia in un domani azzurro, lo stesso che è parte della sua storia di oggi. Anche se la vita è una giostra, l’invito è a non smettere mai di ridere, neanche se “con le costole rotte”. Ricominciare da qui.

Ed è il coraggio ad abitare il sorriso de Gli invisibili nell’immagine “la bocca sorride, ma l’occhio non segue”, gli ultimi di cui nessuno mai si interessa eppure sono quelli che cambieranno il mondo, ricominciando ogni giorno con una nuova pelle. Nuovo inizio dipinto dal dialogo tra le chitarre e gli archi, i cui colori schiariscono in un gioco di ritmica che crea la dimensione della consapevolezza: “a te che mi tenevi in mano quando non ero niente, a te che non sai che cosa farai, domani vedrai”. Perché senza il coraggio non si ottiene nulla, canta in Non bastano le mani, una composizione rock ad anello che si apre e si scioglie sui tasti di un pianoforte.

Nella speranza di una realtà nuova si disegnano i contorni delle critiche alla società. L’inno rock No Satisfaction (che ho raccontato qui) muove dalla delusione del cantautore nel vedere un mondo in cui non si riconosce: l’unica libertà che si pratica non è quella che vive del rispetto, ma quella insita nell’arroganza di quanti si sentono in diritto di salire in cattedra a giudicare, soprattutto se protetti da uno schermo. Questo crea i connotati di una società dove sentirsi “normali”, “accettati” è un privilegio di pochi, dove per vivere “liberamente” (?) bisogna appiattirsi, rinunciare alla propria unicità per aderire ad un codice di comportamento già definito e catalogabile. Così Nina e Sara è il racconto giusto per dimostrare che un altro sole è possibile: una chitarra distorta crea l’atmosfera del quadro più bello dell’album, una storia d’amore arcobaleno che nasce dal contrasto tra la voce sommessa, calda nelle strofe e il dolore urlato, straziante di chi vuole vivere con libertà e coraggio le proprie scelte “io non pretendo di sapere, non pretendo niente, vorrei soltanto potermi sentire una volta normale”. Un amore inizialmente negato lascia il posto a un finale di speranza “la felicità non te la posso garantire, ma la tristezza te la posso risparmiare”, con una citazione rivista di Anna e Marco di Lucio Dalla.

Ermal Meta ph Emilio Timi
Ermal Meta © Emilio Timi

Tribù Urbana è un invito a lasciar andare, a non perderci nel fango della sorte che capita, ma scegliere di conservare la bellezza, il ricordo delle esperienze vissute che ci hanno portato ad essere le persone che siamo oggi. Ermal l’ha raccontato anche sul palco di Sanremo 2021 con Un milione di cose da dirti e più tangibile in Un po’ di pace, chiusura come per ogni album “dedicata”: il sincopato degli archi crea la ritmica del battito di un cuore, aperto in questa lettera sentita, diretta, senza filtri, in un’atmosfera onirica.

Il disco si mostra coeso nei suoni ed è frutto anche della sperimentazione di strumenti nuovi per lui, sintesi tra il pop arioso “da stadio”, a cui ci ha abituati con Non abbiamo armi (qui la recensione), e un rock “levigato”, tenuto a bada, figlio del periodo storico-sociale in cui è nato l’album e soprattutto in linea con l’idea che ha mosso la vena creativa dell’artista. Tribù Urbana è il racconto olio su tela, vivido e reale, di storie di vita, fotografie del “movimento dell’umanità” che non deve lasciare indietro nessuno: un album corale che invita a vestire i panni dei suoi personaggi, in un gioco tra reale e finzione. Un disco pop nella sua accezione più pura, “popolare”, che nasce dal pubblico (“l’ho scritto pensando di essere in platea ad un concerto” ha confessato Ermal in conferenza stampa) ed è per il pubblico.

Tribù Urbana è il nuovo album di Ermal Meta, edito il 12 marzo 2021 per Mescal e distribuito da Sony Music.

La tracklist di Tribù Urbana:

  1. Uno
  2. Stelle cadenti
  3. Un milione di cose da dirti
  4. Il destino universale
  5. Nina e Sara
  6. No Satisfaction
  7. Non bastano le mani
  8. Un altro sole
  9. Gli invisibili
  10. Vita da fenomeni
  11. Un po’ di pace
Ermal Meta Tribù Urbana cover
La cover di ‘Tribù Urbana’ – Ermal Meta

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