Bengala Fire ‘La Band’: il sogno del rock’n’roll – recensione

I Bengala Fire pubblicano il loro album di debutto La Band. Un manifesto programmatico e viaggio nel rock tra sogni e realtà.

Bengala Fire La Band

I Bengala Fire hanno debuttato con il loro primo album La band (acquistalo qui) oggi 19 gennaio 2024 per BOC / Pioggia Rossa Dischi / Believe, anticipato dal singolo omonimo. Il gruppo originario di Cornuda (Treviso) si è distinto nell’edizione di X Factor Italia del 2021, poi una manciata di brani che hanno costruito il percorso di arrivo al disco di debutto: tra questi hanno spiccato Jack (Non sa) e Serenissima malcontenta, due canzoni caratterizzate da testi che guardano al sociale. I Bengala Fire hanno presentato l’album in anteprima dal vivo al Mattorosso di Montebelluna lo scorso 30 dicembre (qui il report della serata).

Il gruppo è composto da Mattia Mariuzzo (Mario) voce e chitarra, Andrea Orsella (Orso) chitarra, Davide Bortoletto (Borto) basso e Alexander Puntel (Lex) batteria. Insieme porteranno La Band dal vivo ne La Band tour 2024 (qui i biglietti), serie di concerti sui palchi dei club più importanti d’Italia.

LEGGI IL REPORT E GUARDA IL VIDEO DEL CONCERTO DEI BENGALA FIRE AL MATTOROSSO

“Ora sentiamo di aver capito chi siamo, o almeno chi siamo oggi, e di poterlo dire schiettamente ed orgogliosamente. Siamo la band. La cara e vecchia band, una batteria, un basso, due chitarre e una voce. Il rock and roll, il suonare dal vivo, il fare casino. Ma anche l’amicizia, il cameratismo, l’essere come una famiglia”.

Bengala Fire

Immaginate uscire dal frullatore di un talent show e continuare a perseguire la strada che vi ci ha fatti arrivare: è questo il progetto dei Bengala Fire e lo raccontano in questo album, La Band, che è la somma del loro percorso fino ad oggi ma con lo sguardo sempre proiettato al futuro. Una strada fatta di ascolti, sessioni in studio e incontri fortunati come quello con Rodrigo D’Erasmo, produttore del disco e violinista presente in ben quattro brani della tracklist.

A un primo ascolto più superficiale si può fare subito una riflessione. Chi li ha ascoltati dal vivo può confermare che La Band è lavorato nei suoni con così tanta cura, nei minimi dettagli, da sembrare quasi un concerto. Non è un caso che l’album si apra con Bengala 77, l’elettrica a creare l’ambientazione, la batteria a dare lo slancio ritmico e un conto alla rovescia che proietta all’istante l’ascoltatore nel viaggio sonoro dei Bengala Fire: il racconto si apre con una dedica alla musica e alla loro esigenza creativa che fluisce diretta dalla realtà, così “ricorsiva” che ogni suono e ogni immagine sanno creare in loro ipertesti sempre nuovi, come in una jam session. È una carta d’identità e una dichiarazione d’intenti, “Noi siamo interpreti di un’altra appartenenza” racchiude tutta l’essenza rock nostalgica del gruppo, che rivendica le sue radici anni Settanta e non si piega al mercato usa e getta dell’industria musicale. Ci sono già tutte le coordinate per capire il progetto dei “quattro bimbi”.

La tracklist si sviluppa su un grande nucleo tematico centrale, il sogno, attorno al quale gravitano le sue diverse declinazioni e i personaggi delle canzoni che le incarnano. La band, title-track ed episodio più melodico dell’album, ne costituisce il manifesto programmatico “il sogno del rock and roll” e spiega il significato dell’essere un gruppo: tanta musica ma soprattutto tanta amicizia, un’alchimia speciale in cui ogni membro lavora con e per l’altro, sta in questo il “rendere fiera la band”. Magnolia spinge sull’acceleratore, tripudio di chitarre e venature punk, e incarna la purezza e la determinazione del loro sogno canzonando i luoghi comuni del genere. Spicca l’intermezzo quasi sul finale, bridge strumentale e fischiettìo dall’atmosfera da confraternita americana che dà freschezza e sposta tutto sul piano dell’ironia.

Serve coraggio per seguire un sogno “una passione di formica” e i musicisti non nascondono le difficoltà incontrate lungo la strada: la tanto temuta pagina bianca di Matador e Kerosene, riflessione sulla “volatilità” dell’uomo sulla Terra e sulla necessità di esorcizzare questa condizione effimera attraverso l’arte; anche e soprattutto lo scendere a patti con l’idea per cui c’è discrepanza tra il sogno e la sua concretizzazione nella realtà di Sogni Chirali. La canzone brilla nel gioco a due messo in campo nel ritornello tra la chitarra e la voce, che suona come un vero strumento, acida e acuta, sincopata all’unisono con le plettrate. Puro brit rock, una delle migliori tracce dell’album.

La band racconta il peso del sogno – in Boh Amore, una passione viscerale che annienta l’uomo in salsa surf rock, sensuale la linea di basso che guida le strofe – e alterna momenti in prima persona a storie cucite addosso a vari personaggi. Cercano di fuggire dalla realtà, mostrando il disagio, i lati oscuri di una società spesso disumana: così ognuno di loro trova le proprie risposte, come Peggy (brano più appassionato e intimo, melodia anni Novanta che abbraccia Subsonica nell’arrangiamento e un’eco di Carmen Consoli nel testo), Bobby (già singolo, riflessione sulla dipendenza) o Laura (l’attivista del gruppo, in Laura Cyberpunk è struggente il violino di Rodrigo, viene dato tanto spazio agli strumenti, in primo piano la chitarra elettrica). Il live chiude con una coda che ricorda i Beatles, prima di un bis che racchiude in Amelia il senso di tutto: tornano i protagonisti, anche Jack (di Jack non sa), la verità è che siamo solo esseri umani, fragili, erranti e sognatori.

Raramente si ha la fortuna di ascoltare debutti così fieri e brillanti, lo stile dei Bengala Fire è sempre riconoscibile e a questo scopo ha sicuramente aiutato il passaggio dall’inglese dei primi singoli alla lingua italiana, rendendo tutto il progetto più personale. Al centro di tutto il lavoro c’è la loro necessità di presentarsi al mondo col vestito migliore, dimostrano ciò che conoscono e sono capaci di fare muovendosi tra i riferimenti con una chiave di lettura sempre originale. Colpiscono la ricerca nei testi, ricchi di metafore e immagini efficaci, e la cura dei suoni: la parola italiana ha una metrica inglese e la voce, ironica e sensuale, diventa uno degli strumenti dell’insieme, nessun elemento prevale sull’altro a creare un’armonia in cui ogni accento prende forma, anche il silenzio.

Consigliato per chi apprezza Subsonica, Black Keys, Arctic Monkeys, Franz Ferdinand e Kasabian.
Top tracks: Peggy, Boh Amore, Sogni chirali, Laura Cyberpunk.

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© Michele Michielin

La tracklist de La Band

  1. Bengala 77
  2. La Band
  3. Magnolia
  4. Bobby Eroina
  5. Kerosene
  6. Peggy
  7. Serenissima Malcontenta
  8. Matador
  9. Boh Amore
  10. Sogni Chirali
  11. Laura Cyberpunk
  12. Amelia (La Verità)
Bengala Fire La Band cover
La cover de ‘La Band’ – Bengala Fire

Author: Riccardo Meloni

Quando non ho le cuffie o non sono in transenna per un concerto, scrivo. Tra una recensione e un report, sono un insegnante di Lettere.

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