Sanremo 2024: pagelle delle canzoni in gara e video ufficiali

Amadeus ha aperto le danze di Sanremo 2024, il suo quinto e (forse) ultimo. Un Festival dall’anima spiccatamente pop con un cast che alterna veterani, debutti illustri e tante realtà giovani. Le pagelle dei brani nell’articolo.

Sanremo 2024 pagelle canzoni gara

Riflettori puntati sul 74° Festival di Sanremo! Ha aperto le danze il nostro Marco Mengoni, vincitore della passata edizione con Due vite, ospite e co-conduttore della prima serata. Amadeus ha confezionato Festival dichiaratamente pop che lascia poco spazio alla riflessione e all’introspezione (solo dieci ballate su trenta gareggianti). Si sono esibiti tutti, per la prima volta dopo anni, e spiccano Angelina Mango, Annalisa, Fiorella Mannoia e Mahmood, ma anche Negramaro e Diodato, a mio parere le miglior composizioni testuali e musicali. Plauso ai testi di BigMama, Ghali e Dargen D’Amico. Ecco le pagelle e i videoclip ufficiali.

ACQUISTA GLI ALBUM DEGLI ARTISTI IN GARA A SANREMO 2024
ACQUISTA I BIGLIETTI DEI CONCERTI DEGLI ARTISTI IN GARA A SANREMO 2024

Le pagelle dei brani in gara

Alessandra Amoroso – Fino a qui: ascoltando il testo si legge chiaramente lo spunto autobiografico del brano, riferito al momento più difficile della sua carriera e non solo (l’onda di insulti e odio di cui è stata vittima); il tema è il gancio perfetto per una canzone che in realtà vuole esorcizzare la paura di cadere. L’equilibrio sopra la follia di Sally per riconquistare la leggerezza (emozionanti gli accenti cadenzati su “vado via” e “follia”). Di morandiana memoria il fraseggio dell’incipit. Intima e poetica, pop con una veste soul. 8- (video ufficiale)
Alfa – Vai!: gli ingredienti ci sono tutti per un brano longevo di successo – ritmica catchy, fischiettìo e cori e un tappeto sonoro folk che traporta gli One Republic di Run in italiano. La freschezza del cantautore conquista e coinvolge, grande sicurezza sul palco. Un invito a correre verso i sogni, senza paura, con passo trionfale (la linea di fiati è il plus). (video ufficiale)
Angelina Mango – La noia: tra il Mediterraneo e la Colombia esorcizzare uno dei mali peggiori del nostro tempo, la noia, l’ansia da tempo perso. Attraversarla con lo stesso slancio della cantautrice: la sua voce è una lama e la sua energia sul palco è travolgente. Traccia il suo percorso con grande determinazione. Un po’ Stromae. (video ufficiale)
Annalisa – Sinceramente: Magnetica e sensuale, sicura sul palco, ci porta nel vortice dell’innamoramento e la voce gioca con gli stessi sali-scendi del sentimento. È brillante e decisa, si muove come uno strumento. Non è la canzone che ci si aspetta da lei a Sanremo, rimane coerente con il percorso del nuovo progetto. Vocazione disco internazionale, echi di George Michael nell’arrangiamento, bridge teatrale climax del brano. Incisiva e sinuosa. (video ufficiale)
Big MamaLa rabbia non ti basta: brano che rievoca le atmosfere dance dei primi Duemila, cucite attorno a un testo introspettivo e autobiografico. Quando l’esperienza personale può accendere una luce di speranza. Un racconto della fragilità diventata forza inseguendo il coraggio dei propri sogni “credere nei propri sogni salva”. Non amo particolarmente l’autotune, trovo che in brani così intensi tolga profondità, ma è molto forte. Trasformare la rabbia in qualcosa di positivo. Trascina, brava. 8 (video ufficiale)
Bnkr44 – Governo punk: il titolo depista il significato del brano, che in realtà racconta l’ispirazione del gruppo e la realtà di provincia. La versione 2.0 de La Sad, quella venuta bene. Suoni freschi e l’approccio da collettivo è accattivante, amplifica il messaggio del testo. Molto orecchiabile, è un racconto generazionale. Libere evasioni. 7+ (video ufficiale)
Clara – Diamanti grezzi: prendere la vita con il giusto slancio, consapevoli delle nostre insicurezze e fragilità che ci rendono unici, un invito a capire che i fallimenti sono solo parte del percorso. Strofe contemporanee con la partitura degli archi a fare da contraltare e dare corposità. Si sviluppa in un brano dance, la sua voce mostra dolcezza e si carica cavalcando i BPM. Incisiva e determinata, brillante. (video ufficiale)
Dargen D’Amico – Onda alta: raccontare la realtà dei migranti dal punto di vista dei bambini con un beat dance che non può lasciare indifferenti. L’arrangiamento orchestrale, con lo struggimento degli archi, dà forma alla dimensione di pericolo in cui versa chi ha solo una chance per cominciare a vivere. Toccante e potente. Peccato per l’esibizione: nella prima parte, per problemi di audio, ci sono stati parecchi errori di tempo. 8 alla canzone (video ufficiale)
Diodato – Ti muovi: eleganza e uno stile che ha raggiunto la sua forma più convincente, in linea con i colori dell’ultimo album Così speciale. Una melodia classica con la voce in primo piano, in dialogante, solare. È sempre una riscoperta su quel palco. Quando inizia a cantare, non si può fare altro che restare senza fiato. Bella la scelta di valorizzare il testo con l’intervento dei danzatori, personificazione del movimento dell’emotività. 9- (video ufficiale)
Emma – Apnea: torna al Festival nuova ma sempre se stessa – presenza forte sul palco, ma mostra altre sfumature della sua voce che trova leggerezza, la stessa che vive nell’amore raccontato. Onesto e frizzante. Dance ultramoderna, rievoca la freschezza di Non succederà più. Lo studio dei suoni di Souvenir è una riscoperta. 8 (video ufficiale)
Fiorella Mannoia – Mariposa: quando torna al Festival lo fa sempre con canzoni di spessore e, a ben vedere, anche questa ha il grande pregio di guardare all’attualità per diventare un manifesto, un brano che racconta le donne, tutte, e il loro percorso di emancipazione nella società. Testo diretto cucito su una melodia orecchiabile, si colora di suggestioni sudamericane e tribali che conquistano la platea. Suona come Mannarino, unisce impegno e musicalità. Valore aggiunto. (video ufficiale)
Fred De Palma – Il cielo non ci vuole: overdose d’Extasi come un amore che sa di essere tossico. Ammetto che la sua sicurezza mi ha colpito, ma la canzone, tolto l’arrangiamento orchestrale, non innova. Resta una buona prova. (video ufficiale)
Gazzelle – Tutto qui: romanticismo indie in salsa sanremese, la vedo già cantata con le lucine accese in tour. Vagamente vintage (Venditti) e sexy, ispirata alla canzone italiana. Porta se stesso senza snaturarsi, ma avrei osato di più. 7- (video ufficiale)
Geolier – I p’ me, tu p’ te: quota urban che dovrebbe ereditare il testimone di Lazza. Sicuramente la produzione è il punto forte del brano, clubbing che mescola hip-hop e neomelodico, quando azzarda il cantato è cantilenante e molto impreciso. (video ufficiale)

Ghali – Casa mia: il dialogo con un alieno diventa lo spunto creativo per parlare d’attualità, provando ad immaginare un futuro migliore “il prato è verde, più verde”. Immaginare una speranza per chi non ha una casa o per chi l’ha persa per una stupida guerra. Veicola messaggi importanti, sociali, necessari con un arrangiamento che mescola funky (strofe) e dance. Applausi, magnetico. (video ufficiale)
Ricchi e Poveri – Ma non tutta la vita: prendere a morsi la vita senza aspettare che sfioriscano le occasioni. Un monito da due artisti che non hanno paura di rimettersi in gioco. Tormentone che non stona con il loro repertorio sempreverde.  (video ufficiale)
Il Tre – Fragili: performance discreta sul palco, ma il brano è indietro di 10 anni a livello di struttura, mix tra pop rock e rap. Buon testo, invito ad accogliere le proprie insicurezze. 6 (video ufficiale)
Il Volo – Capolavoro: canzone pop che si sviluppa in altezza, muove da un incipit delicato e si apre in un crescendo davvero catartico. I tre sanno come valorizzare le loro voci talentuose, c’è sentimento pur non rinunciando allo stile. Una dedica d’amore appassionata. canzone 9 esibizione (video ufficiale)
Irama – Tu no: sorella (gemella) di A L I, sviluppa il nucleo tematico di Ovunque sarai. Testo intimo ed emozionante, una lettera a chi non c’è più e non può vederlo crescere. Ogni sua interpretazione su brani come questo, struggenti, è intensa. Mi piacerebbe risentirlo senza effetti nel microfono, valorizzano poco la sua voce che ha in realtà un graffio personalissimo. Conquista. 8- (video ufficiale)
La Sad – Autodistruttivo: canzone da stadio che dovrebbe suonare sfrontata ma ha perso per strada il punk. Potevano essere una novità i Finley vent’anni fa, almeno loro non urlavano stonando sul palco. La mano di Zanotti (Pinguini Tattici Nucleari) nel ritornello si sente. Con infamia e senza lode, non si può basare un intero progetto musicale sull’estetica, serve la sostanza. 5 (video ufficiale)
Loredana Bertè – Pazza: una Dedicato 2.0 in odor di Premio alla Carriera. Canta la sua storia personale con grande fierezza, un invito ad amarsi. La consapevolezza di chi non ha paura di guardarsi dentro, cifra rock e irriverente. Più classica e meno incisiva della precedente sanremese Cosa ti aspetti da me. (video ufficiale)
Mahmood – Tuta Gold: lo preferisco quando non confeziona hit ma canta con urgenza. Nonostante questo, è una gran canzone, quella di maggior impatto di tutta la rosa, sempre un passo avanti nella ricerca dei suoni, qui beat elettronici tribali (continuazione di Ghettolimpo) e sfumature dance. Richiami al passato. Staging da fuoriclasse. (video ufficiale)
Maninni – Spettacolare: unico portabandiera del cantautorato pop rock che è poco rappresentato nei Festival di Amadeus. Ballata romantica sull’importanza della condivisione e dell’affidarsi all’altro per superare i momenti di difficoltà. Si respira dolcezza. Ha il colore della nostalgia. 7 (video ufficiale)
Mr.Rain – Due altalene: immagine di purezza quella delle altalene legata all’infanzia, ai ricordi spesso incrinati (vd. distorsione nel vocoder). Un amore sincero. Intro al piano delicata, è più convincente quando si stacca e la melodia si apre abbracciando l’orchestra. Musicalmente è un passo avanti rispetto allo scorso anno, ma la melodia suona come la classica canzone sanremese, quella pre-Amadeus. 7 (video ufficiale)
Negramaro – Ricominciamo tutto: canzone che ha i colori dell’alba, il profumo dei nuovi inizi. Una dedica alla musica, al potere dell’immaginazione, alla gioia di chi si lascia andare con stupore a quello che la vita offre. L’arrangiamento parte sospeso, suggestivo, poi si apre nel crescendo della meraviglia. E Giuliano, una delle voci più belle della nostra musica, è misurato e pieno di sfumature. Cresce con gli ascolti. Carezza d’inverno. 9 (video ufficiale)
Renga Nek – Pazzo di te: raccontare l’amore e le sue contraddizioni su una melodia classica e aperta. Il testo, che sembra irrisolto, resta in superficie. È un bel sentire l’esibizione di due tra le voci più belle della vecchia generazione, che dimostrano come nel 2024 si possa ancora armonizzare nel pop. 6 canzone 8 esibizione (video ufficiale)
Rose Villain – Click Boom!: power ballad che mostra entrambi i lati dell’artista, quello intimo e quello sfrontato, clubbing. Sarebbe un pregio ma in questo caso si realizza come un difetto: il crescere del pathos delle strofe viene totalmente smorzato dal ritornello, che toglie emotività, eccessivamente leggero e slegato dal resto. “Colpo” di fulmine, boom. 7- (video ufficiale)
Sangiovanni – Finiscimi: si mette a nudo in una serenata anni Sessanta portata ai giorni nostri, nelle vesti di un moderno Gino Paoli. Il suo pregio più grande è di avere personalità, è sempre riconoscibile. Il brano presenta la sua anima più intima, su un arrangiamento suggestivo dal gusto internazionale che pure intercetta i favori dell’orchestra. Giovane romanticismo, è convincente nonostante le imprecisioni. 7 (video ufficiale)
Santi Francesi – L’amore in bocca: un gioco di suoni e di parole, un amore che lascia in bocca l’amaro della fine. Anche l’elettronica sa essere emozionante: si insinua grazie alla voce sorprendente del cantante e a un arrangiamento che unisce la nebulosità dei synth alla passione dell’orchestra. Incedere travolgente per un’esibizione davvero potente. È la somma di tutti i volti del duo, densa. (video ufficiale)
The Kolors – Un ragazzo una ragazza: arrivati dal successo clamoroso di quest’estate tentano il bis ma con un eccesso di studio – il ritornello è molto simile a Italodisco, è un’occasione persa per fare il salto con qualcosa di più, di emotivamente potente (e so che hanno tutte le carte in regola per farlo). La sentiremo parecchio, continuazione del percorso di rilettura della disco music anni Ottanta, ma non aggiunge molto al loro repertorio. Da loro mi aspettavo che alzassero l’asticella, che facessero fuoco e fiamme, stavolta. (video ufficiale)

Segui Inchiostro Sonoro anche su Google News.

Iscriviti alla newsletter

Segui la playlist Spotify con i brani del Festival 🌻⬇

Author: Riccardo Meloni

Quando non ho le cuffie o non sono in transenna per un concerto, scrivo. Tra una recensione e un report, sono un insegnante di Lettere.

27 thoughts

  1. Molto d’accordo con le considerazioni sui brani e sui voti dati, sentire i brani dal vivo comunque resta sempre molto coinvolgente ed emozionante, non ci resta che aspettare la serata delle cover e la serata finale per avere molte altre conferme

    1. Quest’anno la partita è davvero tutta aperta. Visti i nomi importanti, mi viene da pensare che le posizioni siano quasi tutte vicine, magari mi sbaglio. Ad ogni modo, troppe troppe troppe canzoni: per le uptempo va anche bene, ma le ballad hanno bisogno di più tempo per essere capite. In questo mare di Festivalbar passano tutte in secondo piano…

Rispondi a SaraAnnulla risposta